#Selficidio: ultima frontiera

Gravi disturbi psichiatrici e impossibilità di staccarsi dallo #smartphone. Non bastava la nomofobia, ovvero lo stress da mancanza di connessione, che le recenti festività ci hanno portato. Adesso si parla addirittura di #selficidio. Sarebbero una mezza dozzina i pazienti in cura in un ospedale indiano per questa sindrome ossessivo compulsiva da #selfie.  

“Disordine dismorfico del corpo” ovvero incessante bisogno di mettersi in posa davanti al cellulare, fino a sviluppare una patologia. La continua modifica con filtri delle #pic porta allo snaturamento della propria identità, per mascherare difetti reali o presunti. 

La chiusura dietro un’immagine di se stessi irreale è una sintomatologia che colpisce più le donne che gli uomini, fino a portarli alla depressione, quasi senza accorgersene. Meditiamo tutti. Non è lo specchio delle nostre brame, ma l’avverarsi di una società sempre più visuale e immaginaria. Dove la ricerca dell’apprezzamento #social ci porta a fare qualsiasi cosa, pur di raccattare #likes.  

Ma, in realtà, siamo quel che siamo: esseri imperfetti. 

Blog di: 
Alessia Chinellato
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Quella con Daniele Mencarelli è stata una conoscenza fatta durante il lockdown. Un contatto tra lettore ed autore. Domande semplici e dirette, fatte in punta di piedi e lanciate ad un indirizzo e-mail scovato in rete, cui neppure pensavo avrei ricevuto risposta.

Tempo di Coronavirus. A molti, fortunatamente, è stato concesso lo smart working. Sembra facile. Ma non lo è.

Sappiamo che nulla sarà più come prima. Dopo che avremo sconfitto il #CoronaVirus, saremo persone diverse. Ci voleva un astro capriccioso che si è messo ad orbitare al rovescio per insegnarci a lavarci le mani, a tenere una certa distanza dai nostri interlocutori.