Da Wonderwoman a Cenerentola

  • La testimonianza

ROMA All’inizio non ci sembrava vero. Risparmiare due ore di traffico al giorno, riuscire a gestire i figli e la didattica a distanza senza dover coinvolgere i nonni, spaventati dall’ipotesi di farsi contagiare dai nipoti. Avere tutto sotto controllo. Non aver bisogno di nessuno e esserci sempre. Per tutti, marito, figli. Per tutto. Casa, lavoro, sport. I primi tempi, l’euforia tra noi colleghe era alle stelle: ogni cosa era al suo posto. E se riuscivamo ad andare anche in palestra senza accumulare panni da stirare ci sembrava un altro miracolo. Ecco, tutta la fatica, le corse erano state ripagate. E allora sì, scrivo al computer un’ora, poi preparo il pranzo, pulisco tutto e mi rimetto al computer. Nel frattempo, risento storia a mia figlia mentre cerco di aiutare mio figlio piccolo a fare un puzzle e tengo d’occhio le ultime notizie per chiudere il pezzo.  Ogni giorno come quello precedente, ma i miei impegni mi sembrano aumentare e il mio cervello comincia a dare i primi segni di cedimento. Pian piano, una certa sensazione di disagio comincia a serpeggiare e a farsi strada nella giornata che più di prima non si ferma mai. Quando mi sono ritrovata a parlare al telefono con il mio direttore  chiusa in bagno, per non far sentire le urla di  mio figlio di 5 anni arrabbiato con la sorella di 12, ho capito che non poteva continuare così. E il giorno che ho sognato di fare un’intervista mentre legavo mio figlio alla sedia non  ho più avuto dubbi.  Sono arrivata al burnout da smart working.

Come ho fatto a mettermi in questa situazione? Non mi sono sempre ritenuta emancipata? Perché tutto sommato, in effetti, le corse sono diventate anche più di prima. Ma tutti gli aiuti esterni sono spariti. Puoi fare tutto da sola. Buona fortuna  e ciao. No fermi tutti. Non funziona così. Va bene, c’è la pandemia: ancora un po' posso andare avanti così. Ma non per sempre. Tutta la comunità deve essere coinvolta nel  crescere i miei figli: non sono solo un affare mio. Sono il nostro futuro.
 
Come uscirne? Ecco, l’ideale non è fare tutto da casa per sempre, ma poter godere di una certa flessibilità e riuscire a gestirsi a seconda delle esigenze, un po’ da casa e un po’ in ufficio. Anche le chiacchiere con i colleghi, lo scambio di opinioni, guardarsi negli occhi e delegare le incombenze domestiche sono esigenze naturali.

VALERIA BOBBI