La scuola riparte ma resta nel caos

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ROMA Dopo mesi di stop, ieri sono tornati in classe in presenza 640 mila studenti delle superiori in quattro Regioni: Lazio, Molise, Piemonte ed Emilia Romagna, che si vanno ad aggiungere a quelli di Toscana, Valle ‘Aosta, Abruzzo e provincia di Trento, che già aveva dato il via libera al rientro in aula seppure al 50%. Nonostante il nuovo Dpcm firmato da Conte abbia stabilito l’attività in presenza fino al 75%, sono molte le Regioni che hanno deciso di confermare la propria decisione e rinviare il ritorno a scuola in attesa di conoscere gli sviluppi della curva epidemiologica. Si sarebbe dovuti tornare in classe anche in Lombardia e Sicilia, ma essendo state classificate come “zona rosse”, le superiori continueranno invece con la didattica a distanza.

Rientro posticipato

Tutte le altre Regioni hanno deciso di rinviare l’apertura delle scuole superiori in attesa di conoscere l’evoluzione della curva dei contagi nei prossimi giorni. Tra una una settimana, secondo il calendario che è noto, e cioè lunedì 25 gennaio, torneranno in classe gli studenti residenti in Campania, Umbria e Liguria. Gli ultimi a rientrare saranno gli studenti della Calabria, Veneto, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Marche e Basilicata: per loro il ritorno sui banchi è previsto addirittura il primo febbraio. Proteste, malumori, occupazioni e flashmob  in tutta Italia per la riapertura a singhiozzo delle scuole, senza che siano state risolte le questioni più importanti, come la vaccinazione dei professori, il rinforzo del trasporto pubblico locale, la sanificazione delle aule. Sempre ieri erano centinaia gli studenti romani che si sono dati appuntamento sotto il ministero della Pubblica istruzione per protestare contro le nuove decisioni del governo sulla riapertura delle scuole. Ad aderire alla protesta anche Blocco Studentesco.

"Garantire lo studio"

«Apriamo cantieri e ricostruiamo diritti. Servono investimenti strutturali per garantire sicurezza, apertura delle scuole e diritti che da anni vengono negati agli studenti e alle studentesse del Paese. Il problema del contagio non sono le scuole, ma come è stata organizzata la riapertura. Ormai è dai mesi estivi che le necessità sono chiare a tutti e tutte, investire sui trasporti e garantire diritto allo studio per organizzare un rientro in sicurezza degno di questo nome», ha dichiarato  in una nota Luca Redolfi dell’Unione degli Studenti.

Presidi preoccupati

«Siamo in inverno e la sanificazione dell’aria sarà ancor più un problema». Così ieri Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi ha fato un appello al Comitato tecnico scientifico: «Ci hanno raccomandato di aprire periodicamente le finestre ma nessuno ci ha detto in termini operativi quanto e quando. Sarebbe opportuno che le autorità sanitarie definissero meglio l’intera questione. Noi pensiamo dieci minuti ogni ora. Ma il Cts dovrebbe farci sapere se è sufficiente. La realtà è che questo tema non è stato mai affrontato con il dovuto rigore».

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