Ventidue anni senza Fabrizio De André

  • Fabrizio De Andrè

MUSICA “Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura / Sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura...” avrebbe cantato oggi, con più forza che mai, il poeta genovese Fabrizio De André sulle sponde del “Fiume Sand Creek”. Lui non ha più voce: 22 anni fa ci è stato portato via (era l'11 gennaio 1999), ma il cantore dell'attualità, il Bukowski della musica, che come nessun altro sapeva illuminare con i suoi versi gli anfratti più nascosti dell'animo umano, senza giudicare, resta immortale con i suoi versi d'amore.

Chi non ha mai canticchiato la popolarissima “Bocca di rosa” o “La canzone dell'amore perduto”? E che dire di gioielli di emozioni come la sferzante “La ballata dell'amore cieco” e le struggenti “Canzone di Marinella”, “Amore che vieni, amore che vai”, “Via del Campo”, fino alla popolarissima “Il pescatore” e all'antica ballata “Geordie” che un'insegnante d'inglese,  Maureen Rix, fece ascoltare a Faber in una serata conviviale e poi fu dal maestro tradotta e incisa in fretta e furia, con lei che cantante non era.

De André lascia un grande vuoto nella canzone d'autore, perché nessuno come lui sapeva farci ridere e piangere raccontanto con la leggerezza di un cantore dell'uomo qualunque (“Il gorilla”), della vita in carcere (“Don Raffaè”, “La ballata di Michè”), delle guerre sempre inutili (“La guerra di Piero”), tra scorci urbani (“La città vecchia”) e varia umanità (“La cattiva strada”).  Ci manchi “Amico fragile”.

 

ORIETTA CICCHINELLI