Sì al pranzo al sacco in mensa coi compagni

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SCUOLA Sì al pranzo al sacco in mensa coi compagni, perché il servizio mensa «conserva ex lege natura facoltativa e a domanda individuale». Lo ha stabilito il 15 dicembre scorso - chiudendo una causa che durava dall'ottobre 2019- la terza sezione del Tribunale amministrativo regionale della Lombardia, dando ragione alla mamma di uno studente dell’istituto “Cardarelli-Massaua" di Milano che ha un disturbo del comportamento alimentare “debitamente certificato”.

Il genitore aveva chiesto l’annullamento dell’atto con il quale il dirigente dell'istituto scolastico respingeva la richiesta avanzata in tema di autorefezione in orario scolastico, nonché l'accertamento del diritto del minore ad essere ammesso a consumare i propri pasti di preparazione domestica nel locale adibito a mensa, unitamente ai compagni di classe.

Per i giudici amministrativi «fin quando non viene introdotto dall'istituto scolastico, anche surrettiziamente, l’obbligo per lo studente di aderire al servizio mensa, il diritto di scelta alimentare non viene compromesso e non risulta seriamente posto in discussione».

Il Tar ha dunque dato torto al preside (e a Milano Ristorazione che si era costituita con lui) che aveva negato l'autorizzazione alla cosiddetta “autorefezione” dello studente il 2 ottobre 2019 invocando una sentenza del luglio 2019 della Cassazione che aveva riqualificato il cosiddetto diritto all'autorefezione non più come un diritto perfetto e assoluto, ma come una posizione giuridica soggettiva degna di tutela ma condizionata alle scelte organizzative del singolo istituto scolastico. Una tesi respinta dai giudici, per i quali il ragazzo resta libero di alimentarsi come crede, all'interno del “tempo mensa”, e di sottrarsi conseguentemente al “servizio mensa”. 

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