Wikileaks
4:17 pm, 4 Gennaio 21 calendario

Estradizione di Assange l’Inghilterra dice no

Di: Redazione Metronews
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LONDRA La giustizia britannica ha respinto la contestata istanza di estradizione negli Usa di Julian Assange, dove il fondatore australiano di WikiLeaks è accusato di spionaggio e pirateria per aver contribuito a svelare file riservati americani relativi fra l’altro a crimini di guerra in Afghanistan e Iraq. A emettere il verdetto, a sorpresa rispetto alle attese, è stata la giudice Vanessa Baraister. Assange, che Oltreoceano rischiava una condanna a 175 anni, sarebbe a rischio di suicidio, ha decretato la giudice. 
Ma non è ancora finita la battaglia di Julian Assange per tornare libero da procedimenti giudiziari dopo la pubblicazione, nel 2010, di centinaia di migliaia di pagine di documenti riservati del governo americano. Gli Stati Uniti ricorreranno in appello contro il “no” alla loro richiesta di estrazione (hanno due settimane di tempo per inoltrare la richiesta). La decisione finale sarà nelle mani del ministro degli Interni britannico e di una eventuale, ma non probabile, concessione del perdono da parte del presidente americano. Il pronunciamento di oggi all’Old Bailey di Londra, al termine di un procedimento iniziato lo scorso febbraio, e sospeso per mesi a causa dell’epidemia, potrebbe tuttavia rappresentare l'”inizio della fine” della vicenda giudiziaria a carico del fondatore di WikiLeaks, come ha scritto il Guardian.
Quasi dieci anni fa l’Attorney General di Barack Obama, Eric Holder, annunciava di aver autorizzato azioni giudiziarie “significative” contro Assange. Le autorità svedesi avevano nel frattempo (nell’agosto del 2010) spiccato nei suoi confronti un mandato d’arresto internazionale ma non per la pubblicazione di materiale riservato: per stupro e molestie, sulla base delle accuse inoltrate da due donne a Stoccolma, accuse che Assange ha sempre negato. Dopo aver perso in appello la contestazione alla richiesta di estradizione della Svezia, nell’agosto del 2012, Assange, nato in Australia 49 anni fa, si rifugia nei locali angusti dell’ambasciata dell’Ecuador a Londra e riceve asilo politico da Quito. Nel 2016, WikiLeaks pubblica le mail trafugate alla campagna di Hillary Clinton da hacher legati all’intelligence russa, un passo considerato come un favore a Donald Trump. A maggio del 2017 le autorità svedesi lasciano cadere le accuse nei suoi confronti (anche se non escludono di riaprirlo nel futuro). Ma rimane aperto il procedimento aperto contro di lui in Gran Bretagna per non aver rispettato il rilascio su cauzione (nel quadro del caso svedese), per cui è condannato a 50 settimane di carcere.
 In ambasciata, ASSANGE ha trascorso 2.487 giorni (quasi sette anni) mentre l’Attorney Genetal di Trump descriveva il suo arresto come “una priorità”. Nell’aprile del 2019, dopo che l’Ecuador aveva revocato l’asilo politico, le forze di sicurezza britanniche hanno fatto irruzione nell’ambasciata e arrestato Assange, non solo per il caso svedese, ma anche dopo aver ricevuto una richiesta d’arresto da parte degli Stati Uniti. Poco dopo viene reso noto l’atto di accusa nei suoi confronti negli Stati Uniti. Contro di lui sono stati definiti 17 capi d’accusa per spionaggio (che potrebbero portare a una condanna di 175 anni di carcere) e uno per aver violato le reti informatiche del Pentagono insieme all’analista della difesa, Chelsea Manning.
 

4 Gennaio 2021
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