Teatro alla Scala, alla Prima arriva il 3D

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MILANO «Era impossibile portare in scena un'opera per la Prima della stagione in questo momento, a causa della pandemia». Lo spiega il sovrintendente del Teatro alla Scala, Dominique Meyer, rispetto all'inaugurazione del 7 dicembre. Ma quella data è troppo importante. Per Milano e non solo. Farla passare sotto silenzio sarebbe stato impossibile. E allora, il 7 dicembre al Teatro scaligero ci sarà. Non con un'opera lirica, certo. 

Dopo il focolaio di coronavirus tra i coristi, scoppiato nonostante il rispetto delle regole anti contagio, Meyer non vuole che il personale corra altri rischi. «E' difficile fare un'opera vera con le distanze di 2 metri tra i coristi per esempio. O mettere 80 musicisti stretti nella fossa. Non voglio far correre rischi al personale - sottolinea il sovrintendente - . Abbiamo avuto un problema grosso nel coro focolaio, non si scherza con la salute. Abbiamo rispettato tutte le regole e forse queste regole non sono abbastanza forti. Abbiamo il dovere di proteggere il nostro personale. Sognavo il 7 dicembre ma questo sogno, quest'anno non lo potrò far diventare realtà», conclude.

La realtà è che il 7 dicembre sarà una serata davvero unica di musica e danza con cui il Teatro alla Scala, nonostante la chiusura dei teatri e il perdurare dell'emergenza sanitaria, confermerà il suo Sant'Ambrogio grazie alla collaborazione con Rai Cultura.

Di scena andrà “A riveder le stelle” (trasmesso su Rai 1, Radio 3 e Raiplay a partire dalle 17), regia di Davide Livermore e con Riccardo Chailly alla direzione dell'orchestra. «Non sarà un concerto - spiega il regista - ma un racconto sull'opera. Vogliamo parlare della situazione dell'opera e della funzione dell'opera nella società. Il tutto con l'ausilio della tecnologia che ci regalerà un volo su Milano e la realtà aumentata con scene in 3D».

«Uno dei nostri compiti - prosegue Livermore - è trasformare il dolore di questo periodo in una medicina attraverso l'arte e la bellezza». Ma l'impresa del 7, ammette «è titanica. Vorremmo che questa narrazione entrasse nelle case degli italiani mantenendo il livello alto: non abbiamo fatto dei “pre masticati” facili per il pubblico televisivo».

«Quello che vedremo - conclude il regista - sarà un cammino tematico che metterà insieme il flusso musicale con interpreti meravigliosi e una messa in scena particolare: un percorso con scelte musicali eterogenee».

Sul palco, infatti, si passerà da Victor Hugo al brano “Fragile” di Sting, tanto per intenderci. E questo viaggio musicale si snoderà attraverso tre set diversi: il primo composto da scenografie vere e proprie; il secondo come una commistione tra video e scenotecnica; il terzo  comprenderà anche dei momenti di realtà aumentata. Perché, paradossalmente, proprio il teatro senza pubblico permette questa scelta. «E' una tecnica possibile in uno spettacolo che ha una dimensione cinematografica televisiva - precisa il regista Livermore - . Stiamo creando un ambiente in 3D nel quale sarà inserito lo spazio scenico con elementi che possiamo svelare attraverso la ripresa televisiva».

Che non serve, invece, per svelare il cast del 7 dicembre. Per i cantanti si va da Lisette Oropesa a Marina Rebeka, passando per Rosa Feola, Vittorio Grigolo, Francesco Meli, Ludovic Teziér, Ildar Abdrazakov, Roberto Alagna, Carlos Álvarez, Piotr Beczala, Benjamin Bernheim, Eleonora Buratto, Marianne Crebassa, Plácido Domingo, Juan Diego Flórez, Elīna Garanča, Jonas Kaufmann, Aleksandra Kurzak, Camilla Nylund, Kristine Opolais, George Petean, Luca Salsi, Andreas Schager e Sonya Yoncheva.

Il viaggio nell'incanto del teatro musicale si concentrerà sul repertorio italiano, ma includerà anche pagine di grandi compositori europei. Si inizia da estratti di opere di Giuseppe Verdi per continuare poi con Gaetano Donizetti, Giacomo Puccini, Georges Bizet, Jules Massenet, Richard Wagner e Gioachino Rossini. 

Poi, la danza. Dopo i rumors che si erano susseguiti nei giorni scorsi, è stata confermata la presenza di Roberto Bolle. Le musiche dei balletti sono di Pëtr Il'ič Čajkovskij, Davide Dileo, Erik Satie e Giuseppe Verdi. Le coreografie di Manuel Legris (che contribuisce alla serata con Verdi Suite, una creazione in omaggio alla musica italiana), Rudolf Nureyev e Massimiliano Volpini.

A “legare” le arie d'opera con i momenti di danza ci penseranno testi recitati da attori, per ribadire ancora una volta - laddove vene fosse bisogno - la continuità tra le arti.

«Il titolo della serata (“A riveder le stelle”, ndr) è particolarmente evocativo - afferma l'amministratore delegato Rai, Fabrizio Salini - e sono sicuro che sarà fonte di ispirazione per coloro che sono convinti che la grande musica debba andare avanti proprio in questo momento, perché è una cura essenziale per il nostro spirito. Per la Rai sarà un onore presentare questo spettacolo e offrire ancora una volta alla grande lirica un palco grande come l'Italia intera».

A questo punto non ci resta che attendere per poter partecipare anche se solo virtualmente a quello che potrebbe davvero diventare un evento unico nel panorama culturale italiano.

PATRIZIA PERTUSO