«Non sono cose da donne» La violenza comincia così

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INTERVISTA I maschi sono intelligenti, le femmine sono utili. I maschi sono “progettati” per comandare, le femmine per accudire. Ma possibile che ancora oggi sopravvivano questi stereotipi?  Nel loro ultimo libro “Favole da incubo” (Dea Planeta, p. 304 euro 15.50) la criminologa Roberta Bruzzone, e la blogger Emanuela Valente che ha creato un osservatorio on line sul femminicidio (ieri la giornata internazionale contro la violenza sulle donne), analizzano dieci casi, alcuni dei delitti più atroci degli ultimi anni contro le donne, alimentati da una mentalità che trasforma la favola dell’amore in un incubo.

Qual è secondo voi il più grave di tutti gli stereotipi sulle donne?
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Quello su cui si basano tutti gli altri è l’idea che vi siano cose che si possano o si debbano fare a seconda del genere: le donne sono così e devono fare questo e non possono fare quest’altro… gli uomini invece possono …».

Le altre donne, e anche gli uomini, che ruolo hanno in questa presa di coscienza?
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Donne e uomini hanno lo stesso compito: solo lavorando sulla percezione reale di ciò che accade, liberandosi dai falsi preconcetti, da ciò che vorremmo che fosse ma non è, si può cambiare la realtà».

Da Noemi Durini, sedici anni, massacrata, accoltellata e sepolta viva da Lucio Marzo a Valentina Pitzalis, trentaquattro anni, bruciata dal marito e sopravvissuta.
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Abbiamo scelto storie che rappresentassero una panoramica quanto più ampia possibile delle varie tipologie di femmincidio, per far capire che gli stereotipi e la violenza si possono trovare in qualsiasi contesto socioeconomico e culturale e riguardare persone di ogni età e categoria».

Che importanza hanno i media? L’informazione è ancora sessista?
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L’informazione, in alcune derive, è persino peggiorata, probabilmente come contrappeso al maggiore spazio conquistato in tutti i campi dalle donne. Più le donne si appropriano di spazi finora esclusivamente maschili, più si cerca di relegarle nuovamente in spazi marginali. Tuttavia è un fenomeno inarrestabile le donne progrediranno ancora e i “giornalisti” maschilisti sono destinati a scomparire».

ANTONELLA FIORI