Trent'anni di segreti e depistaggi per la scomparsa di Davide Cervia

  • Cronaca

ROMA Una ricostruzione drammatica e puntuale che lascia senza fiato, che va dalla scomparsa nel 1990 fino a oggi, con carte e documenti inediti per cercare di far luce su uno dei più controversi e irrisolti misteri italiani. Si intitola “Il caso Davide Cervia”  il nuovo libro del giornalista e scrittore Valentino Maimone (disponibile solo su Amazon in formato cartaceo ed ebook) sulla sparizione del militare a Velletri il 12 settembre del 1990, pochi mesi prima dello scoppio della guerra del Golfo. 

Chi era Davide Cervia?
«Era uno dei massimi specialisti in sistemi d’arma elettronici, il migliore in Italia, tra i primi in Europa. Scompare all’improvviso, trent’anni fa. Eppure nessuno di coloro che istituzionalmente avrebbero dovuto farlo, lo cerca sul serio. Fin dall’inizio su questa storia sfilano il buio e il silenzio delle istituzioni, tra ritardi, lassismi, negligenze e depistaggi».

Chi rapì Davide Cervia e perché?
«Davide fu rapito contro la sua volontà da una potenza straniera, probabilmente la Francia, quindi un Paese amico,  per essere portato in Arabia Saudita alla vigilia della guerra del Golfo. La sua competenza era molto utile. In particolare Davide era esperto nei sistemi per sviare i radar nemici».

Prima del rapimento, fu contattato da qualcuno?
«Non lo sappiamo con certezza. Ma ho raccolto testimonianze di persone che avevano frequentato gli stessi suoi corsi, e che hanno dichiarato di essere state avvicinate dai cosiddetti “contractor”. Se anche qualcuno avesse provato a fare un’offerta a Davide, sicuramente lui non avrebbe accettato. Aveva infatti da poco deciso di lasciare la vita militare per stare vicino alla sua famiglia e per veder crescere i due figli piccoli». 

La famiglia di Cervia pensa che sia ancora vivo?
«Sia la moglie che i figli hanno dedicato la loro vita a cercare la verità. Naturalmente in questi trent’anni hanno ricevuto migliaia di segnalazioni e minacce. Nel libro parlano i figli, cresciuti senza padre, l’avvocato del processo civile vinto, ma c’è anche la testimonianza della moglie, che racconta come una notte fu svegliata dagli squilli del telefono e dopo aver risposto sentì la voce registrata del marito. La moglie mi ha confessato che spera in fondo che lui si sia rifatto una vita, perché altrimenti avrebbe sofferto troppo». 

Le piacerebbe che il suo libro diventasse un film?
«Nel 2014 è già uscito un docu-film sulla vicenda, ma sarebbe bello se qualcuno producesse anche una serie su questa incredibile vicenda. Certo  ci vorrebbe un produttore molto coraggioso, perché la vicenda suscita domande molto scottanti e riguarda interessi e responsabilità pesanti».

VALERIA BOBBI

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