«Romulus, una serie che parla ai giovani di oggi»

SERIE TV La cattiveria del mio personaggio è solo un atto di vendetta contro un’ingiustizia subita. Consiglio in particolare alle donne di vedere questa serie, che potrebbe apparire molto “da maschi”, perché credo che anche gli uomini abbiano un animo femminile, magari  molto nascosto, come si evince in questa storia meravigliosa». Così la giovane attrice Marianna Fontana che interpreta Ilia, la vestale (figlia di Amulius, rinchiusa contro la sua volontà nel tempio della Dea feconda), parla del suo ruolo in “Romulus” di Matteo Rovere, diretta con Michele Alhaique ed Enrico Maria Artale (da domani su Sky Atlantic e NowTv) che narra in 10 episodi della nascita di Roma, prima del mito e oltre la leggenda.

Ambientata in un mondo primitivo e brutale dominato dalla natura e dagli Dei, dove si parla un protolatino, vede protagonisti, in particolare, altri due attori in erba: Andrea Arcangeli (è Yemos, principe di Alba, costretto alla fuga e alla lotta continua per reclamare il suo regno), Francesco Di Napoli (Wiros, orfano senza destino, che parte per i Lupercalia, rito d’iniziazione a cui i ragazzi devono sottoporsi per diventare uomini). «Io sono un eroe della drammaturgia antica – spiega Arcangeli –, quasi un Ercole, comunque vicino agi eroi tragici». 

E Francesco: «È stato divertente giocare a fare la lotta, anche se all’inizio ero intimorito: far parte di una serie kolossal a 19 anni, solo dopo un film (La Paranza dei bambini, ndr) è stato un bell’attestato di fiducia da parte di Rovere».

A proposito di violenza nuda e cruda, la serie ne è intrisa, tanto da essere paragonata a Il Trono di Spade. «Grazie! Con tutte le differenze del caso, avendo in Romulus usato codici europei, lo ritengo un complimento, essendo un fan del Trono...» risponde Rovere. Mentre secondo la Fontana (che spiega di essersi ispirata per la sua Vestale “alla Giovanna D’Arco cinematografica, e un po’ a Cassandra e pure al Giulietta e Romeo di Shakespeare”), nonostante la brutalità dei tempi antichi: «I ragazzi d’oggi sono vicini ai personaggi di Romulus per sentimenti e fragilità: pure loro lottano per cercare un’identità in un mondo primitivo. Vogliono riscattarsi, emanciparsi, proprio come noi giovani».

E il “sogno" del regista Matteo Rovere non è poi così lontano dal pensiero dei protagonisti di ”Romulus”: «Sarebbe bello, attraverso questa serie, far riappassionare gli studenti alla storia. Già suscitare curiosità tra i giovani verso la mitologia di un'era preromana è un sogno per me. È stato un progetto faticoso passare dal film alla serialità, che ha chiamato in causa tante maestranze diverse poiché il montaggio è avvenuto in pieno lockdown in Italia. Il che dimostra quanto sono forti i nostri talenti: dovremmo sfruttarli di più per realizzare storie notre». 

 

 

ORIETTA CICCHINELLI

 

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