L’Italia piange Proietti gran maestro della risata

  • Gigi Proietti Vincenzo Cerami

ROMA Sarà lutto cittadino nella Capitale, il 5 novembre, giorno dei funerali (che saranno celebrati nella chiesa degli Artisti in piazza del Popolo in forma privata) di Gigi Proietti, attore, regista, doppiatore, cantante, romano e romanista, innamorato del calcio. E sul Colosseo, come sulla facciata del Campidoglio, campeggia da ieri sera un’immagine del grande mattatore scomparso all’alba di ieri, giorno del suo 80esimo compleanno. È l’omaggio della sindaca Virginia Raggi, a nome della sua città, mentre il mondo dello spettacolo e non solo piange la scomparsa di un artista poliedrico che sapeva farti ridere fino alle lacrime. 
“Chi non sa ridere ha qualcosa che non va. Potrei esserti amico in un minuto, ma se nun sai ride mi allontano. Chi non sa ride mi insospettisce!” amava ripetere, come scrive Vasco Rossi su Instagram nel suo “Addio ad un Artista geniale”.

Un altro grande dello spettaccolo ci ha lasciato orfani del suo ghigno e delle sue battute. Il mattatore Gigi Proietti, all’anagrafe Luigi Proietti era nato a Roma 80 anni fa, ma era amato ovunque per sue doti di affabulatore, considerato tra i massimi esponenti della storia del teatro italiano e ritenuto l’erede di Ettore Petrolini. Era ricoverato nella clinica romana Villa Margherita da 2 settimane per uno scompenso cardiaco. Domenica sera il peggioramento. All’alba di ieri se n’è andato. Lascia la compagna Sagitta («Siamo antichi concubini», diceva di lei scherzando) e le due figlie, Susanna e Carlotta, al suo capezzaele sino all'ultimo respiro.

Comico, cabarettista, trasformista, doppiatore, conduttore tv, regista, ma anche cantante e direttore artistico. Va a raggiungere il suo grande amico Vincenzo Cerami con cui spesso festeggiava il compleanno. Gigi e Vincenzo erano nati il 2 novembre del 1940, nel giorno dedicato al ricordo dei defunti, appunto. E quanto ci hanno scherzato e riso sopra, prendendosi in giro per le reciproche disgrazie o corbellerie d’infanzia o di gioventù, i due amici mattacchioni! Il set li aveva visti l’ultima volta insieme sulla spiaggia di Castel Porziano per Tutti al mare, film dove Cerami recitava nel ruolo di una checca con le unghie dei piedi smaltate di rosso, e Gigi ci faceva piegare in due dal ridere nei panni dello smemorato-cleptomane, al bar del chiosco del nipote (interpretato da Marco Giallini), col fazzoletto annodato di cose da ricordare.

Luminosa la sua carriera. Proietti esordisce nel 1963 grazie a Giancarlo Cobelli nel Can Can degli italiani, per poi interpretare diversi spettacoli teatrali fino a A me gli occhi, please, con cui ha attraversato i più importanti teatri. Passa in tv, tra gli Anni ‘60-‘70. Partecipa allo sceneggiato Il circolo Pickwick di Gregoretti. È protagonista di vari di spettacoli di successo come Sabato sera dalle nove alle diecì, Fatti e fattacci, Fantastico e Io a modo mio. Poi apre il Laboratorio di esercitazioni sceniche, dove hanno mosso i primi passi alcuni volti noti dello spettacolo. E il cinema. La consacrazione. nel 1976 con Febbre da cavallo, nel ruolo dell’incallito scommettitore Mandrake, un cult.

Fino al sodalizio con i fratelli Vanzina. Dagli Anni ‘90, è protagonista di serie tv di successo, come Il maresciallo Rocca per la Rai dal 1996 e non solo. Fa parte del gruppo musicale Trio Melody, con Palatresi e di Capri. Nel 2017, il ritorno in tv alla guida del programma Cavalli di battaglia, dal tour celebrativo dei suoi 50 anni di carriera. Il maestro si cimenta pure nel doppiaggio dando voce a Gatto Silvestro e a divi del grande schermo, da De Niro a Charlton Heston, Richard Burton, Marlon Brando... Ma soprattutto dal 2003, è direttore artistico dello shakespeariano Globe Theatre, a Villa Borghese, la sua creatura. Un successo di pubblico e critica irripetibile.

Tanti i messaggi di cordoglio: dal presidente della Repubblica a Vasco, Baudo, Zero...
«Attore poliedrico e versatile, regista, doppiatore, maestro di generazioni di attori, erede naturale di Ettore Petrolini, era l’espressione genuina dello spirito romanesco. Alla grande cultura, alla capacità espressiva eccezionale, frutto di un intenso lavoro su di sé, univa una simpatia travolgente e una bonomìa naturale, che ne avevano fatto il beniamino del pubblico di ogni età», così Sergio Mattarella

«Sarà dura continuare a vivere senza una spalla come la tua» è il commento di Renato Zero. «Ci lascia un attore gigantesco. Sul palcoscenico tra i migliori se non il migliore. Enorme presenza, maschera da attore dell’antica Roma, tempi recitativi sublimi...un grande maestro. Lui voleva spingere i giovani. Non sarebbe male intitolare a lui il teatro Brancaccio», commenta il collega Carlo Verdone, attore e regista.

«Te pòssino Mandrà, proprio oggi?», lo saluta il comico Enrico Montesano. Mentre Baudo che ha “scperto” il talento di Gigi Proietti da subito, è categorico: «Non potrà più nascere oggi uno come lui».