Didattica a distanza gli studenti dicono sì

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Gli studenti delle scuole superiori approvano la linea seguita dalle Regioni che, tra gli scenari immaginati per il mondo della scuola dal nuovo Dpcm anti-Covid, sembrano in molti casi aver deciso di lasciare a casa i ragazzi più grandi, almeno a giorni alterni, piuttosto che lavorare sugli orari (e, di riflesso, sui trasporti). È quanto emerge da un sondaggio effettuato dal portale Skuola.net – su 3mila alunni di licei, istituti tecnici e professionali – secondo il quale più di 2 studenti su 3 reagirebbero (o già stanno reagendo) positivamente a un rafforzamento delle lezioni online: il 37% le preferisce addirittura a quelle 'frontali' mentre il 30%, pur essendo favorevole alla Dad, auspica che alcuni giorni di lezione in presenza vengano salvati. Forse perché, nel primo mese di scuola, in tantissimi si sono già abituati a convivere con delle forme di didattica digitale integrata. Basta incrociare un paio di dati. Sembra infatti notevole la percentuale - si tocca quota 60% - dei ragazzi che si stanno dividendo tra aula e casa: il 33% alternandosi con i compagni (alcuni vanno in classe, altri seguono da casa), il 27% muovendosi in blocco tra lezioni dal vivo e scuola digitale (a seconda dei giorni). Ma, entrando nel dettaglio, si scopre che il 70% di loro frequenta un istituto che sin dall'inizio dell’anno ha sfruttato la possibilità di svolgere una parte della didattica online è che ora sta solo proseguendo con le stesse modalità. Per un altro 14%, sinora, la Dad è stata intermittente ma il nuovo Dpcm e le ordinanze regionali ne hanno accelerato (o imposto) l'adozione. Appena il 16% si è ritrovato a svolgere – in tutto o in parte – scuola da casa solo all’indomani del decreto. 

Per ora, invece, diverse Regioni non sembrano voler aprire alla possibilità di far entrare a scuola più tardi – dalle ore 9:00 in poi – gli studenti delle superiori, per tentare di evitare l'affollamento sui mezzi pubblici e all'ingresso degli istituti. E i ragazzi, come anticipato, ringraziano: per la maggior parte di loro (53%) l'entrata differita significherebbe soprattutto uscire più tardi da scuola, cosa di cui farebbero volentieri a meno. Ancora peggio se – come scritto tra le righe del Dpcm del 18 ottobre – gli istituti passassero alle lezioni pomeridiane (in presenza): l'83% è fermamente contrario.

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