L'Italia della burocrazia alla prova dello Spid

  • Maurizio Guandalini

Da oggi fa l’ingresso in milioni di case italiane lo Spid. Sistema Pubblico di Identità Digitale. Con un solo nome-utente e password si accede ai servizi della pubblica amministrazione. Dalla richiesta dei bonus all’uso del wifi. L’intento è meritevole. Ma per digitalizzarsi quanta burocrazia. Due procedure spiccano per giramenti di testa e di scatole. Il riconoscimento: di persona, via webcam oppure online. E la scelta dell’Identity Provider che forniscono diverse modalità di registrazione gratuitamente o a pagamento e i rispettivi Spid hanno diversi livelli di sicurezza. Lo scrive il sito dell’Agenzia. Capito lo scherzetto? Si tratta di una falsa gratuità. E con il malaffare che gira online d’istinto  s’abbraccia chi offre una assicurazione di tranquillità maggiore. Sono le complicazioni di chi vorrebbe assurgere alla modernità – la parola digitalizzazione gira più che spaghetti con il pomodoro – senza diffondere gratuitamente, e ovunque, la tecnologia. Un’innovazione senza clienti. Quelle vie tortuose dell’online, sul pc o sui telefonini, dove si ripete, fotocopia, la burocrazia cartacea.
Abbiamo raccontato la difficoltà di richiedere il bonus turismo. Invece di semplificare ha battuto la via del cervellotico. Risultato ingannevole per altre decine di procedure della pubblica amministrazione che dispensa servizi macchinosi. La pec, posta elettronica certificata è una di queste. Obbligatoria qua e là e quando la usi in urgenza, la pubblica amministrazione o non risponde o se lo fa se la prende comoda rimandandoti a un ufficio nel quale c’è da recarsi di persona.
Lo Spid, come tutti i servizi dello Stato, andrebbero resi gratuitamente al cittadino (che paga le tasse). Senza form da compilare. Bastava una raccomandata inviata dall’Agenzia delle Entrate o dall’Inps. Un click per attivarla. All’origine c’è molto altro. 
In un Paese dove c’è difficoltà a sintonizzare i canali della tv  occorre diffondere una buona tecnologia e avere condutture telefoniche a prova di tacche.

MAURIZIO GUANDALINI

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