I dolori del giovane Pirlo Per ora non ha convinto

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CALCIO Conti alla mano, dal 2011 ad oggi solo Max Allegri dopo due giornate fece peggio di Andrea Pirlo alla Juventus: era il 2015 e dopo 180 minuti giocati in campionato i bianconeri avevano rimediato zero punti su sei (oggi quattro). La Juventus, però, anche quell’anno alla fine vinse lo scudetto  a mani basse, staccando di nove punti il malcapitato Napoli che pure aveva provato a scucirle il tricolore dalla maglia. Dal 2011 al 2020 solo due volte i bianconeri non sono stati a punteggio pieno dopo due giornate: nel 2010, nel 2015 e, appunto, oggi. Devono preoccuparsi, per questo, i tifosi della Juventus? Sicuramente è presto per farlo. 
 

Una squadra rodata
Fare parallelismi può essere pericoloso. Ma certo nel 2015 si considerò concluso un ciclo vincente partito nel 2011 e furono ammainate bandiere come Llorente, Pirlo (sì, proprio lui) l’Apache Tévez e persino Vidal, che da pochi giorni è tornato a disposizione del mentore avuto alla Juve, Antonio Conte. Entrarono Cuadrado, Khedira, Mandžukic, Alex Sandro, Dybala, Rugani e Zaza. 
Insomma, era una squadra per buona parte nuova, non rodata, per cui le polemiche per la prima sconfitta in casa al debutto in campionato (la prima della storia centenaria bianconera) e quelle per il successivo ko all’Olimpico contro la Roma (un record negativo mai verificatosi in casa Juve prima dall’istituzione del girone unico, e con il solo precedente della Prima Categoria 1912-1913), si spensero alla prima vittoria. La Juventus di Pirlo invece è una squadra rodata. E a far discutere oggi sono più che altro le scelte dell’allenatore che è uscito dall’Olimpico solo per la serata di grazia del solito CR7.

Cosa non va
Se vogliamo capire cosa non va in questa Juve la foto migliore è la preooccupante  mancanza di equilibrio tra i reparti pagata a caro prezzo domenica sera, ad esempio in occasione dell’azione del secondo gol di Veretout. Equilibrio che è mancato a Roma  anche  nelle distanze che sono rimaste chilometriche tra gli esterni alti e la linea difensiva o tra le punte ed i due mediani, con il risultato di una Juve spesso lunga. In questo modo  gli avversari hanno avuto buon gioco su qualsiasi tentativo di pressing. Insomma, c’è molto da lavorare per  Pirlo: la Juve sta cambiando ancora pelle e gli avversari possono approfittarne. Nel 2015 andò loro male. Ora, chissà: intanto la prossima di campionato prevede proprio Juventus-Napoli. 

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