Coltivare la felicità per sconfiggere il dolore

  • Libri/Valérie Perrin

C’è un libro, c’è una donna che in questi mesi difficilissimi che ognuno di noi ha vissuto, ci ha tenuto per mano, ci ha dato speranza. Lei si chiama Violette, è una guardiana di cimiteri e il romanzo che la vede protagonista, “Cambiare l’acqua ai fiori” (E/O, p. 473, euro 18) ti si inietta nelle vene, e non ti lascia più finché non ti ha ripulito da tutto il dolore. Valérie Perrin, compagna del grande regista Claude Lelouch, fotografa, lo ammette: “Io sono Violette”.

Valérie, “Cambiare l’acqua ai fiori” è stato il libro più venduto in Italia durante il lockdown. Cos’è che ha toccato il cuore delle persone?
«È accaduto anche in Francia. Credo dipenda dal fatto che durante il lockdown abbiamo capito che la natura e la terra ci possono proteggere. Violette torna alla vita quando, grazie a un  guardiano di cimiteri, impara il giardinaggio e così cura il proprio dolore. Il confinamento ha fatto ritrovare a molti le cose fondamentali della vita: la terra, la natura, la campagna. Si può vivere con poche cose semplici e essere felici».

Philippe, il marito di Violette a un certo punto un giorno esce in moto e sparisce dalla sua vita. Le persone non sono mai come sembrano?  
«Le apparenze ingannano. Ogni persona ha sempre una parte sconosciuta. Durante tutto il romanzo le persone detestano Philippe. Poi pian piano si svela quello che sta dietro il suo atteggiamento e si arriva ad amarlo».

L’ispirazione del libro come è nata? È vero che era con suo marito Claude?
«Sì, eravamo in Normandia, avevo male ai piedi e ho cambiato le mie scarpe sulla tomba dei genitori di Claude. Lì nata Violette».

Nel romanzo c’è una continua alternanza di tristezza e la felicità.
«Sì, se nascondiamo la tristezza, e diciamo no, non voglio essere triste, non saremo mai felici».

ANTONELLA FIORI