Max Giusti: «Per il Boss mi travesto anche io»

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ROMA La prima sarà stasera Francesca Ossani, presidente di Crik Crok, azienda leader nella produzione di patatine e snack. Poi toccherà ad un’azienda che produce agrumi, ai gestori di un parco di divertimenti e agli imprenditori a capo di un’azienda di latticini.

Sono loro i quattro “Boss in Incognito” protagonisti degli appuntamenti della nuova edizione del docu-reality in onda da stasera in prima serata su Rai2.

Il format, creato da Studio Lambert e licenziato da All3media International Limited, prodotto da Rai2 in collaborazione con EndemolShine Italy,  prevede che per una settimana i Boss lavorino, sotto mentite spoglie, insieme ai loro dipendenti.

Le telecamere del programma arriveranno nelle aziende con un pretesto che servirà a non far insospettire gli operai: verrà detto loro che si sta girando “Un lavoro in sette giorni”, un documentario per la Rai che aiuta a ricollocare alcune persone che hanno perso il lavoro a causa del Covid.

Fin qui, parrebbe tutto “normale” - emergenza Covid a parte.

Le novità cominciano con la conduzione affidata a Max Giusti e proseguono con lo stesso Giusti che vestirà i panni di un certo Giancarlo per dare una mano al Boss di turno.

Prima di tutto: come devo chiamarla, Max o Giancarlo?
«L'anima è la stessa anche se le sembianze sono molto diverse».

Quanto tempo ha dedicato al trucco?
«All'inizio un'ora e mezza; poi siamo diventati bravi. Grazie a Lorenzo Tamburini, il mio truccatore, colui che ha truccato Elio Germano nel film “Ligabue”, abbiamo abbassato un po' i tempi. D'altra parte mi ha dovuto “rifare” i denti, il naso, mi ha fatto indossare parrucca, baffi e occhiali da vista. E poi ho dovuto cambiare voce e usare diversi dialetti».

Qual è stata la parte più dura da sopportare del trucco?
«Sicuramente la parrucca. Ho dovuto trasportare casse di limoni tra fine luglio e metà agosto con una capigliatura e dir poco folta. Faticosissimo. Sudavo come un pazzo...».

Lei è entrato nelle aziende post Covid. Qual è stata la prima cosa che l'ha colpita?
«Non è stato facile entrarci per via delle misure di sicurezza che abbiamo sempre rispettato. Una volta dentro ho notato una grande coesione tra i lavoratori e gli imprenditori per riuscire a far passare insieme la nottata che è stata molto, molto lunga».

Il Boss più simpatico che ha incontrato?
«Quello meno Boss, quello meno istituzionale: Carlo De Riso, l'amministratore di Costieragrumi».

E quello più antipatico?
«Nessuno, ovviamente!».

Allora ci dica qual è stato il Boss meno istituzionale...
«La vedrete stasera, Francesca Ossani. La prima puntata è quella più “conservativa”. In qualcuna delle altre diciamo che sono arrivato in emergenza...».

Si spieghi.
«Non posso raccontare tutto!».

Qualche indizio?
«Posso dire che nella seconda puntata c'è stato... un imprevisto».

Suvvia, non si faccia pregare.
«Non dovevo esserci e non dovevo neanche travestirmi. Invece all'ultimo momento per un imprevisto che non vi svelo sono dovuto scendere in campo di corsa. Avevo l'adrenalina a mille per la paura di essere scoperto. In questo programma non succede come nei film in cui si interpreta un personaggio. Qui si devono interpretare persone vere, reali e certe volte, di fronte alle storie che ti vengono raccontate ti si stringe il cuore. Si tratta di lavoro, di vita, vita vera».

C'è stata una cosa che le è mancata in queste quattro puntate?
«Poter abbracciare una persona quando ti racconta le sue speranze».

Una che invece non le è mancata per niente?
«L'agio. Non me ne è fregato niente e le assicuro che ho fatto di tutto. Mi sono addirittura buttato nei bagni per farmi truccare. L'unica cosa che volevo era la verità. Rappresentare la verità di chi ha perso il lavoro per il Covid».

A proposito di verità, lei ha partecipato con Marco Mazzocchi all'ultima edizione di “Pechino Express”. Più emozionante quel viaggio o questo?
«A “Pechino” ho raccontato me stesso. Pensi che non volevo nemmeno partecipare. Mi hanno convinto dicendomi che ero noto come personaggio, ma che come persona nessuno sapeva come fossi. Così, in quell'occasione ho mostrato me stesso. Con “Boss in Incognito” non sono me stesso esteriormente ma dentro sono sempre io. E mi emoziono ogni volta che ascolto una storia perché qui si racconta la vita».

PATRIZIA PERTUSO