Una pesante eredità per il controllo delle nascite

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LA STORIA In un Paese “culla vuota” (non si facevano così pochi figli dall’Unità d’Italia dice l’ultimo rapporto Istat), qualcuno si preoccupa del controllo delle nascite. Ne è addirittura ossessionata, tanto da farne una crociata per la vita e anche oltre. Così un distinto signore lascia l’intero patrimonio all’istituzione di un fondo per il controllo delle nascite, per una “demografia sostenibile”. Romolo L., nato a Venaria Reale nel 1929, passato a miglior vita un anno fa, nel suo Testamento (4 pagine fitte e scritte in elegante corsivo), ha lasciato a bocca asciutta parenti e amici che avevano sperato in un piccolo regalo da parte di quell’uomo intelligente e colto che aveva accumulato una vera fortuna lavorando per il consolato americano. Romolo ha pensato a tutto nominando un’esecutrice testamentaria unica che avrà 100 mila euro per far fronte alle spese necessarie alla messa in pratica dell’atto.

«Sono nato con la Grande Crisi e mi vedo destinato a terminare i miei giorni con un’altra Crisi che ha distrutto progetti, sogni, speranze e illusioni!», scrive in versi l’ottuagenario sulla prima pagina che apre la stesura delle sue ultime volontà. Niente cerimonie per il funerale, raccomanda e sottolinea a scanso di equivoci di voler essere traslato «dal luogo del decesso direttamente al crematorio…e la notizia del mio decesso potrà essere data solo a cremazione avvenuta qualora fosse richiesto. Tutto dovrà svolgersi nel modo più semplice possibile».

Spartano anche nei desiderata. «Se mi si vorrà offrire un cenno di amicizia, gradirei 5 margherite (quante ne ho incontrate nella mia vita a cominciare dalla mia Mamma) ed un timido rametto di plumbago (se di stagione). Come viatico – si legge nella seconda pagina del testamento ­– vorrei portare con me i souvenir racchiusi nella busta rossa “cremare con me” qui allegata, e la piccola cornice con le foto dei miei genitori. Come ultimo saluto vorrei poter “ascoltare” il “lacrimosa” dal Requiem di Dvorak che dà l’impressione di un cuore che si spegne (registrazione allegata). Vorrei che le mie ceneri fossero sparse al Cap de Nice (se consentito). In ogni caso non dovranno essere conservate».

La terza pagina del documento, recante la data del 22 aprile 2015, è dedicata all’eredità vera e propria e non lascia margine all’interpretazione. Tutti i risparmi depositati in un’agenzia di Intesa San Paolo (circa un milione e cinquecentomila euro), la proprietà di Corso Principe Eugenio a Torino, con tutto il suo contenuto (mobili, suppellettili, monete, francobolli, libri…) dovrà costituire «un fondo vincolato, intestato Premio Atlante, gestito da Banca Intesa al fine di garantire l’integrità del patrimonio il cui rendimento sarà annualmente devoluto in forma assolutamente anonima… per l’istituzione di un premio che si chiamerà Atlante-Salviamo il Mondo, e sarà costituito da un assegno sulla base del rendimento del fondo. Sarà attribuito alla persona o all’organizzazione che nel corso dell’anno avrà efficacemente contribuito allo studio e-o alla promozione dei principi di demografia sostenibile, della procreazione responsabile».

Il problema dei problemi dell’umanità, secondo Romolo, il motivo per cui il nostro mondo brucia è la sovrappopolazione del pianeta, del “coniglismo universale”, spiega, citando un articolo di Guido Ceronetti, apparso su La Stampa di Torino del 20 settembre 2007. E per dare più forza e credibilità alle sue argomentazioni, chiama in causa addirittura Sua Santità: «Papa Francesco – continua nell’ultima pagina del testamento autografo – ha voluto ammonire dicendo (il 19 gennaio 2015) che “per essere buoni cattolici non occorre fare figli come conigli”. Un problema analizzato nella sua sconvolgente drammaticità da molti studiosi, come nel volume “La Terra Scoppia” del professor Giovanni Sartori pubblicato da Rizzoli nel 2003».

Il documento chiude con le intenzioni del particolare Premio che vuol essere «un semplice, modesto tentativo di richiamare l’attenzione internazionale su un problema che richiede la ricerca urgente di soluzioni da porre in atto per la salvezza delle generazioni future».
Chissà se Romolo vedendo oggi un mondo flagellato dal Covid-19, che ha decimato la popolazione mondiale, avrebbe cambiato il testamento in corsa…

Intanto è passato un anno dalla dipartita di Romolo (che tanto ricorda il Mazzarò della novella “La Roba” di Giovanni Verga) e tutto il gruzzolo giace ancora in banca. Nessuno lo può toccare.
«Certo, strano era strano – ricorda Giovanna, lontana parente del defunto – poiché in ogni ragionamento che si faceva, in ogni discorso, lui finiva per prendersela con la sovrappopolazione del pianeta. Secondo lui, infatti, era un errore mettere al mondo figli. Una sciagura! Per questo si era ben guardato dal farsi una famiglia». Dopo aver avuto un compagno che per tanti anni nel suo “buen retiro” nizzardo (nella città della Costa Azzurra aveva scelto di passare una bella fetta della sua vita da pensionato di lusso), abbandonato dal suo grande amore, era rimasto solo.

I sigilli apposti al sontuoso appartamento hanno impedito anche a Silvia, una cugina che si è presa cura di lui negli ultimi anni, di prelevare un vaso lasciatole in eredità. «Non ha nessun valore – spiega la signora – è solo un ricordo affettivo. Ma non si può entrare nella casa-museo finché non sarà costituita questa fondazione. Una follia! “Stanno tutti troppo bene, non hanno bisogno dei miei soldi” amava ripetere Romolo – continua Silvia – che, prima di andarsene, ha disseminato la casa di foglietti per assegnare “ricordini” al barbiere, alla segretaria del dottore… con la chiosa scritta sempre di suo pugno: Se ho dimenticato qualcuno, non importa, poiché io sono stato dimenticato tutta la vita!». (Sic!)

 

 

ORIETTA CICCHINELLI