Che cosa ci insegna il surplus di risparmio

  • Maurizio Guandalini

Maurizio Guandalini
Rilanciamoci. Dal Governo altri 55 miliardi di euro da far girare. Mentre Bankitalia registra che un terzo di italiani ha soldi per vivere tre mesi. Il 40% ha difficoltà con il mutuo e uno su tre non andrà in vacanza. Dal Censis-Assogestioni la risposta che i soldi ci stanno. Durante la chiusura per virus il 39% ha messo  da parte liquidità per 34 miliardi (forse i risparmi di grattini e macchinette?). Mentre le entrate del 71% dei percettori di reddito non sono state intaccate. A occhio e croce, tirando le somme, la situazione è grave ma non seria. In apparenza. Se non si va oltre. Ci conosciamo. Il 90% proprietario di una casa. Il welfare famigliare che appiana il su e giù di bilancio. Una mano lava l’altra. Livello di benessere ottimale che pensare al di più diventa complesso capire cosa è il di più che ci potrebbe servire domani. In questi anni l’acceleratore l’abbiamo tenuto premuto. Che alla prima frenata brusca arriva uno sbandamento momentaneo da “tirema innanz” senza trastullarci l’anima. Siffatto, allora, dove sta il problema? Il limite. Fino a quando regge così. E le crepe montano se la ministra dell’Interno intravede un autunno caldo. Quell’exploit risparmione è forzoso. Chiusi in casa, zero consumi, denari in entrata che scivolano sul conto corrente perché non si sa mai cosa potrà accadere. E’ lo stato d’animo corrente. Il virus che non si ferma, i contagi che aumentano, la fatica di capire se c’è la fine all’incubo. Per gli psichiatri la chiave della ripartenza è l’impulso della ricerca del piacere. Che vive e si alimenta se il desiderio coincide con una ripartenza senza preoccupazioni. Allo stato attuale un circolo vizioso. Se subentra l’angoscia per la perdita del lavoro. Sconfitta la fifa è il ciclo economico sublime, delle buone intenzioni, per far sì che viva il negozio d’abbigliamento, la drogheria, il bar, il ristorantino di Gina e Pasquale. Insisto. In Italia, e nel mondo, è comunicata ancora troppa negatività che insinua subdolamente precarietà, malattia che svigorisce.

MAURIZIO GUANDALINI

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