Ma dovremmo correre a potenziare la sanità

  • Maurizio Guandalini

Pensare al bene comune. Immagino un percorso siffatto. Se aumenta il rischio contagi, si corre a potenziare la sanità. Non a settembre, ma avremmo già dovuto approntare uno schemino pratico, per liberarci di assistere al Covid 2 la vendetta, le migliaia di visite da smaltire per altre patologie rimaste sospese per mesi. Meglio la legge elettorale. Più conveniente agghindarsi con strepitii e slogan in vista della campagna elettorale regionale. Ci sfugge il senso. La fretta. Di rintanarsi al caldo di luglio a stracciarsi le vesti alla vista del maggioritario, o del proporzionale, o del presidenzialismo o del sindaco d’Italia. Tra l’altro, se è vero che l’orizzonte dell’attuale Governo è il 2022 perché serrare le fila nelle prossime settimane, quando sarebbe opportuno iniziare a stropicciarsi gli occhi sulle crisi aziendali che piomberanno a bomba dopo agosto? In queste situazioni monta l’invidia, la nostra cara vecchia malattia del vicino con l’erba più verde. Altri paesi come la Germania  che ha i piedi bene a terra e si corazza in prossimità delle intemperie. Casi rari, realisticamente. Di Merkel ce n’è una. Dal 1 luglio è salita alla guida del semestre europeo. Contiamo avrà un occhio di riguardo di fronte alla presunzione italiana di procedere al ritmo del bradipo. Lenti e affaccendati a soppesare le carriere personali future, i sommovimenti dentro i partiti.  Giri a vuoto, comparabili alle dichiarazioni disperate sulla richiesta di verità, dopo 40 anni, del disastro aereo su Ustica o sull’assassinio di Regeni. Ci si guarda in faccia smarriti, gli auspici stilati nei comunicati, si sa che qualcuno sa, e può fare, ma si rimane in attesa della magica Provvidenza. Nel transito a Covid ‘per un po’ tanto’ sono uscite le voragini del Sistema Italia. Di antica conoscenza. La paura di chi tentenna a iniziare  a chiudere le buche perché è troppa roba. Alleggerisce il fardello a parole lasciando il Vietnam autunnale a un non meglio precisato Nuovo Miracolo Italiano. E a un popolo sonnolento e lagnoso, anche troppo.

MAURIZIO GUANDALINI

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