Madonia: «E ora canto la Piramide dei bisogni»

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ROMA «Ogni tanto ricorre l’urgenza, il bisogno di comporre nuove canzoni. Questa fase è stata lunga, ma ho capito abbastanza presto di aver preso la direzione giusta per ciò che volevo affrontare: parlare dei miei bisogni. E il titolo, “La Piramide” viene dalla Piramide dei Bisogni dello psicologo Abraham Maslow, un modello che crea una gerarchia dei bisogni stessi che determinano la crescita e la formazione dell'uomo durante tutta la sua esperienza». 

Con queste parole Luca Madonia - cantautore siciliano, fondatore negli anni Ottanta dei Denovo, uno dei gruppi più innovativi del pop-rock italiano di quegli anni - introduce “La Piramide”, il suo nuovo lavoro discografico uscito proprio in questi giorni. Rinviato a data da destinarsi il concerto di presentazione del disco in programma stasera all'Alexanderplatz per i necessari provvedimenti per l'emergenza coronavirus.  

Sono diversi anni che è sulle scene: come è cambiato nel tempo il suo approccio alla musica, alla forma-canzone? 
«Spero di aver affinato il mio modo di fare musica con il tempo e l’esperienza mantenendo però la mia identità. Credo che comunque la cosa fondamentale sia avere una propria cifra stilistica, essere riconoscibile, nel bene e nel male».

Nel disco c'è un brano registrato con Mario Venuti, con cui ha condiviso l'esperienza dei Denovo: cosa ha significato per lei  quella esperienza e cosa ha rappresentato più in generale per la musica italiana? 
«I Denovo hanno rappresentato un decennio fantastico per noi che eravamo ragazzini e volevamo fare questo mestiere. In quel gruppo c’era la giusta determinazione mista forse all’ingenuità dell’età, ma quel mix ci ha permesso di fare cose veramente notevoli e lo dico con il senno di poi, con la consapevolezza che essere libero da ogni forma di sovrastruttura ti permette di esprimerti al meglio. Oggi più di ieri posso dire che i Denovo hanno ispirato tanti musicisti nati in seguito». 

“La Piramide” è un disco in cui duetta con tanti  altri artisti: come ha scelto queste collaborazioni? 
«Il disco contiene dieci brani, tutti duetti con artisti che penso possano avere delle affinità con il mio mondo artistico: da Enrico Ruggeri a Carmen  Consoli, da Mario Venuti a mio figlio Brando, da Giada Colagrande a Franco Battiato, passando per Ermanno Giovanardi e Morgan, dalla Laquidara ai Decibel».

STEFANO MILIONI

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