“Bella da morire”, donne contro il femminicidio

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ROMA Una ragazza che scompare misteriosamente e una ragazza che ritorna in un paese come tanti in riva a un lago. Due vite che si incrociano un minuto e per sempre. Donne protagoniste combattenti, ognuna a suo modo nel mondo degli uomini e Andrea Molaioli a dirigere il tutto.

Siamo in “Bella da Morire”, la nuova serie crime in quattro puntate che Rai1 manderà in onda da domenica 15, con Cristiana Capotondi nei panni di una severa ispettrice di polizia e un passato pesante da elaborare.  «È un donna dura con gli altri - spiega - perché lo è con se stessa». 

Con lei, Lucrezia Lante della Rovere,  instancabile pm, e Margherita Laterza, geniale medico legale. 

Al centro,  il femminicidio, una tematica che, dice il regista, «si è cercato di affrontare con il rispetto e l’indignazione che merita ma senza la presunzione di sapere come e dove risolvere il problema». 

Di più: cercando di evitare le ovvietà di genere perché «quando si mette in scena una storia così, il rischio di entrare nel territorio del già visto o già letto è enorme. Anche per questo la serie vuole essere un racconto di relazioni familiari e sentimentali complicate dalla diversità, dalla distanza e dai segreti. Rapporti tra sorelle, tra genitori e figli, tra amanti, in cui la superficie nasconde una complessità che si svela poco a poco, in cui si può nascondere la violenza ma in cui, imprevedibilmente, nasce anche la possibilità di un cambiamento».

SILVIA DI PAOLA

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