«Medici in trincea senza mascherine e camici»

  • Milano

«Ci servono mascherine, camici e guanti di plastica monouso. Lunedì sono riuscito a farmi dare dalla Ats di Milano 3 mascherine per medico. Sono tornato alla carica all’Asst ieri e me ne hanno date due per medico. Ma cosa ci facciamo? Al massimo si possono usare per 8 ore. E poi?». Cronaca dalla trincea della zona “arancione”, come la chiama Massimo Vajani, medico di famiglia e presidente dell’ordine di Lodi, in zona gialla, ma nella cui giurisdizione cade la zona rossa del lodigiano, che ieri ha diffuso l’appello di due dottoresse di Castiglione d’Adda: «Siamo 4 medici di famiglia su 6000 abitanti! In 3 siamo in quarantena, uno è ricoverato». Mentre tiene a bada tre telefoni che suonano ininterrottamente Vajani spiega: «Le dottoresse fanno visita da remoto, dormono in ambulatorio per precauzione».
Come riuscite a gestire l’emergenza?
«Negli ospedali fanno turni sterminati. E dei 45 medici di famiglia nella zona rossa, molti sono in quarantena. Per Castiglione d'Adda abbiamo trovato un giovane sostituto che fa il galoppino, speriamo non si ammali anche lui. Poi siamo oberati dalla burocrazia, datori di lavoro e presidi che chiedono certificazioni».
Qual è l’effetto della chiusura dei pronto soccorso di Codogno e Casalpusterlengo?
«Disastroso, oltre al coronavirus la gente continua ad ammalarsi di altre cose. Se uno oggi ha un ictus nella zona rossa lo dobbiamo portare fuori, a Lodi. Ha senso? Io ho chiesto di riaprire le due strutture, prevedendo un primo triage nelle tende, come avviene in altre regioni. Poi non può essere che uno che chiama il 112 resti in attesa per 4 ore. I centralini devono essere potenziati».
Avete ricevuto direttive chiare?
«Non direi. Siamo allo sbaraglio».

PAOLA RIZZI

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