«Cosa farò da grande? Ancora non so»

  • Lucio Corsi

MILANO È uno dei più originali nuovi cantautori italiani. Lucio Corsi ha conquistato pubblico e critica con la sua proposta surreale e sognante, che raccoglie la lezione dei classici in una chiave personale. Grande attesa per il live del 14 marzo alla Santeria Toscana 31 (ore 21, euro 14.95) in cui presenterà l’album, “Cosa faremo da grandi?”, prodotto con Francesco Bianconi dei Baustelle.

Lucio, si presenti.
«Ho 26 anni, vengo dalla Maremma, ma per lavoro vivo a Milano. Amo scrivere canzoni e cerco di farlo diventare un mestiere. È un impegno duro: seguo una strada più lunga, ma sincera. E senza compromessi».

In effetti la sua musica è diversa da quella dei suoi coetanei.
«In tanti raccontano i fatti di oggi, io preferisco le storie senza tempo. E m’ispiro ai classici del passato, dal glam rock inglese a miti come Paolo Conte, Ivan Graziani e Lucio Dalla, capaci di trattare temi poetici con grande leggerezza. Lo devo anche ai miei genitori, che sin da bambino mi hanno nutrito con Beatles, De André, Neil Young e Bob Dylan».

Anche il suo aspetto è un po’ rétro...
«Mi piace l’estetica anni ‘70, che era tutt’uno con la musica. Penso anche ai look incredibili del primo Renato Zero, oggi mancano artisti così».

Il suo disco s’intitola “Cosa faremo da grandi?”: ha già trovato la risposta?
«No. In famiglia mi hanno abituato a pensare a una vita senza traguardi, dove conta più la linea di partenza».

Di che parla il disco?
«Non è un concept, ma la classica raccolta di canzoni. Filo conduttore: la forma narrativa dei testi, la storia con i personaggi».

Cosa farà sul palco?
«Saremo 6 ragazzi maremmani per un concerto più rock e blues, con chitarre e armonica. Mi piace il tour, ma amo tornare nella mia Maremma a scrivere canzoni: lo farò dopo i live estivi. Non credo all’ispirazione fulminante, ma nel lavoro sodo».  

 

 

DIEGO PERUGINI