"Gli specializzandi? Attenti alle conseguenze"

  • Medicina

Università tradita nei suoi valori formativi dal decreto Milleproroghe, con conseguenze devastanti sulla qualità dell’assistenza sanitaria. Questa è la denuncia emersa nei giorni scorsi nel corso del convegno tenutosi nella storica aula della I Clinica Medica del Policlinico “Umberto I” di Roma. Un appuntamento in cui ricercatori, esperti e vertici del mondo accademico e scientifico italiano (tra i presenti il Magnifico Rettore, prof. Eugenio Gaudio, la Preside di Facoltà prof.ssa Antonella Polimeni, il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, l’ex Rettore, il prof. Luigi Frati, il prof. Guido Alpa, il prof. Asor Rosa, il direttore generale, dott. Vincenzo Panella, e il direttore sanitario, prof. Ferdinando Romano) si sono confrontati con le esperienze di tre professori giunti al 25° anno di cattedra in Cardiologia: Giuseppe Ambrosio (Perugia), Francesco Fedele (Roma), Sabino Iliceto (Padova).

“Abbiamo sempre avuto bisogno di maestri nel mondo accademico, e sempre lo avremo - apre il convegno il Magnifico Rettore, prof. Eugenio Gaudio - in quanto tutti hanno avuto l’iniziale necessità di un modello e di una guida da seguire”. Il Magnifico Rettore ha anche sottolineato l’equivalenza tra maestri e testimoni, non solo di cultura, ma anche di esempio di vita e di valori.

 “Siamo stati gli ultimi ad affrontare il concorso a cattedra su base nazionale – racconta il prof. Fedele, ordinario di Cardiologia presso l’Università di Roma “La Sapienza”, Policlinico ‘Umberto I’ – e abbiamo vissuto a diretto contatto con i ‘maestri’ che hanno reso autonoma la disciplina di Cardiologia dalla Medicina interna, con un salto culturale e ripercussioni notevoli in termini assistenziali, didattici e scientifici”. “Abbiamo avuto la fortuna di vivere lo sviluppo tecnologico della nostra specialità con ricadute nelle possibilità diagnostiche e terapeutiche. Nel tempo, però – puntualizza ancora Fedele – si è assistito anche ad un’eccessiva frammentazione delle competenze superspecialistiche cardiologiche, che rischiano di impoverire l’impatto culturale della nostra disciplina in termini di gestione a 360° del paziente cardiologico complesso, senza dimenticare il pericolo di un intempestivo inserimento nel mondo del lavoro di personale medico che, in un settore così delicato come quello cardiologico, non ha ancora completato tutto l’articolato e complesso iter di formazione e di acquisizione di piena autonomia professionale. Si assiste, in questo modo, alla trasformazione dei medici in formazione specialistica in mera forza lavoro per contrastare le carenze del SSN”.

Proprio nei giorni in cui si discute del decreto milleproroghe che consente ai medici specializzandi di essere inquadrati a tempo determinato e con orario parziale già dal terzo anno di corso, non viene mascherata la preoccupazione degli Ordinari e dell’ex Rettore, prof. Luigi Frati, nel riflettere sui cambiamenti del percorso formativo dei medici e del loro ingresso nel mondo del lavoro. “Si tratta di un vero e proprio inquinamento del percorso specialistico cardiologico – ha inquadrato il prof. Fedele, ricordando, inoltre, che la nostra Costituzione prevede che la Formazione universitaria risponda a logiche nazionali e non possa essere differenziata a livello regionale. “Si tratta di una mortificazione della formazione specialistica – ha proseguito il prof. Fedele -. Uno specializzando iscritto al terzo anno, dopo solo 24 mesi di specializzazione, è davvero pronto ad entrare nel mondo del lavoro esercitando una professione delicata e complessa come quella del cardiologo?”.

“Corriamo il rischio – ha rimarcato dal canto suo il prof. Sabino Iliceto - che l’ingresso anticipato nel mondo del lavoro e la decentralizzazione dell’Università come luogo di formazione, in favore degli ospedali del territorio, determini l’instaurarsi di una classe dirigente con gravi lacune di formazione e che, successivamente, verranno tramandate ai nuovi dirigenti; e così, in alcuni campi della cardiologia come l’ecocardiografia, il “cieco insegnerà al cieco”. “La mia preoccupazione – continua - è da ipotetico futuro paziente, più che da Direttore di scuola”.  

Infine, è toccato al prof. Fedele analizzare, con una personale riflessione, le condizioni di salute in cui versa oggi il mondo universitario e della ricerca. Un intervento in cui non ha nascosto l’amore profondo per la professione e per l’appartenenza alla “comunità” accademica, tanto da lanciare un invito - non convenzionale - rivolto soprattutto alle nuove generazioni: “Innamoriamoci nuovamente dell’Università e dei suoi valori, senza ascoltare il canto fuorviante delle ‘sirene’, propugnatrici di un precoce inserimento nel mondo del lavoro”.

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