Scacco al boss Nicitra «Re delle macchinette»

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ROMA «Mancava un tassello importante nel quadro della criminalità romana. Oggi lo abbiamo aggiunto». Così il procuratore Michele Prestipino ha commentato l’arresto di  Salvatore Nicitra, accusato di associazione a delinquere finalizzata alla turbativa dell’attività economica e frode informatica, con l’aggravante del metodo mafioso, assieme ad altre 37 persone. Ma la Dda di Roma contesta al boss anche quattro omicidi e un tentato omicidio, messi a segno tra il 1983 e il 1988.

Sosteneva di essersi «addolcito» con l’età, Salvatore Nicitra, siciliano di Palma di Montechiaro, adottato dalla mala capitolina. A 62 anni bastava oramai il nome per convincere chiunque a fargli spazio nel mondo dei videopoker e delle sale slot, fino al gioco online. D’altronde “l’Ingegnere”, come si faceva chiamare, negli anni d’oro della Banda della Magliana aveva abbandonato  presto i traffici di droga a Primavalle, dedicandosi al totonero, alle sale da gioco clandestine «con camerieri in guanti bianchi», come ha ricordato in un’intercettazione. E negli anni ‘90 era stato il primo a investire nel mondo delle «macchinette» (così chiamava i primi videopoker), mentre la Banda della Magliana veniva decimata dalle lotte intestine e dagli arrresti. Il suo referente Enrico De Pedis fu freddato esattamente 30 anni fa. A Nicitra fecero sparire un figlio di soli 11 anni, assieme allo zio. Ma lui andò avanti, senza fare quasi mai parola di quella tragedia. E, sfiorato dalle inchieste giudiziarie, era andato avanti, fino all’arresto nel 2018, per il suo ruolo da “paciere” tra i Gambacurta e i Senese. Da allora i carabinieri del nucleo investigativo hanno ricostruito il suo dominio nel mondo delle sale slot e dei videopoker, nelle piattaforme di gioco virtuali che eludevano il fisco, nelle estorsioni e nelle intimidazioni nei confronti di chi non si piegava. Le indagini coordinate dal pm Nadia Plastina hanno ricostruito un fitto giro di società tra Malta, l’Austria e la Spagna. E oltre agli arresti è scattato il sequestro di beni per un valore di 15 milioni di euro.

PAOLO CHIRIATTI

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