Il futuro di S. Siro? Sarà a fette

  • Milano

La parola definitiva la dirà a marzo la Soprintendenza nazionale ai beni culturali quando darà il parere sul vincolo monumentale totale o parziale del secondo anello di San Siro. Decisivo per dare l’ok al progetto proposto  nei giorni scorsi dalle squadre Inter e Milan che è piaciuto al sindaco Giuseppe Sala e che prevede di “tagliare” il Meazza, mantenendo una torre, la tribuna arancio e una curva, “rifunzionalizzando” l’area in un distretto dello sport. Un compromesso che ha avvicinato le due parti: squadre per la demolizione totale in vista di un San Siro 2.0, amministrazione per la ristrutturazione del vecchio stadio.
 Ma una volta scavallato questo punto di strada da fare ne resta: innanzitutto l’accordo economico su cui in queste settimane sta lavorando l’assessore al bilancio Tasca: le squadre hanno accettato di cominciare a pagare subito l’affitto della concessione per 99 anni dell’area e non fra 32 anni come avevano chiesto all’inizio. Ma bisogna stabilire quanto.
Resta poi il capitolo più spinoso, quello delle volumetrie: proprio da ieri è pienamente operativo il Piano di governo del territorio 2030 di Milano che tra gli obiettivi ha una considerevole riduzione del consumo di suolo e un indice di edificabilità massimo, per l’area dello stadio,  dello 0,35. Inter e Milan vogliono tra lo 0,63 e lo 0,70 e puntano tutto sulla valorizzazione immobiliare che oltre al nuovo impianto sportivo prevede un centro commerciale da 65.000 mq e altri spazi per intrattenimento-uffici-albergo di circa 85.000 mq.
 Se le ultime novità sono state accolte con un certo possibilismo dalla Lega, finora contraria alla demolizione del Meazza, resta un fronte ampio che si oppone, da alcuni comitati di cittadini del quartiere, per niente entusiasti dell’ipotesi “moncone” agli ambientalisti presenti in consiglio, come il pd Carlo Monguzzi: «Parliamo continuamente di riduzione del consumo di suolo e abbiamo fatto un pgt ispirato a questo principio. Non ci siamo proprio».
Insomma parecchia strada ancora da fare e parecchi derby ancora da vedere nella Scala del calcio.

PAOLA RIZZI

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