«L’amore di un genitore è la cosa più importante»

  • Il ladro di giorni Riccardo Scamarcio

CINEMA Quando un figlio si preoccupa per un padre. Batte qui il cuore del film di Guido Lombardi, “Il ladro di giorni”, nato nel 2007 da un soggetto che vinse il Premio Solinas e oggi diventato film (oltre ad essere già un libro), racconto on the road insaporito come un revenge movie di un padre che rivede il figlio dopo 7 anni di galera e lo porta con sé sul percorso della sua ultima battaglia. Occhi azzurri quelli del padre, Riccardo Scamarcio, e quelli del figlio, il giovane Augusto Zazzaro, occhi in cerca d’amore o di vendetta.

O anche occhi carichi di paura perché, spiega Scamarcio: «Mio figlio mi segue come il figlio del Campione di Zeffirelli seguiva suo padre sul ring, con infinita preoccupazione, mentre io vado per la mia strada, che non è quella di un cattivo ma semmai di un uomo semplice che vive di espedienti, di un uomo che comunque sa amare ed ama suo figlio. E il film parla proprio dell’importanza dell’amore tra padre e figlio e di un uomo che non è solo un criminale».

E proprio a  questo il regista voleva arrivare: «A superare la linea netta tra buoni e cattivi che non significa nulla». Quindi al di là dei pregiudizi, il  film vuol parlare di una scoperta d’amore senza slittare sul melo ma mixando più generi e Scamarcio gioca nei panni di un padre che scopre di poter amare, certo che «l’amore di un genitore è la cosa più importante nella vita di tutti».

 

 

SILVIA DI PAOLA