Luchini diventa sindaco per smascherare la politica

  • Cinema/Alice e il sindaco

ROMA «Da 20 anni ho smesso di pensare. Vado avanti per inerzia ma il motore gira a vuoto. Ho bisogno di carburante. Ho bisogno che lei mi faccia pensare». 

Parla il sindaco di Lione in un film carico di tutto. Anzitutto di domande su cosa sono oggi la destra e la sinistra, su cosa è l'ecologia per cui destra e sinistra non contano e a contare è solo il mondo che sta collassando. Tutto, partendo dalla crisi di vocazione di un veterano della politica per cui «la politica è come la pittura o la musica, è la vita intera o niente”. 

Lui ha la faccia di Fabrice Luchini  nell'intrigante commedia “Alice e il Sindaco”, dal 6 febbraio in sala, firmata da Nicolas Pariser che racconta: «Il film parte dalla voglia di lavorare con lo straordinario Luchini e poi dall'immagine di un politico che porta con sé,  ovunque vada, una giovane assistente intellettuale. Avevo anche un altro progetto su una ragazza che non sa cosa fare della sua vita e prova un mestiere diverso dopo l’altro. Si è laureata in Scienze politiche, poi fa teatro, si mette alla prova con il digiuno, cerca se stessa perché non sente una vera vocazione».

«Ho mescolato questi due progetti - prosegue il regista - ma avevo l’impressione che mancasse ancora qualcosa. Allora mi è venuto in mente “L’uomo senza qualità” di Robert Musil che ha legato tutto. Volevo parlare anche della crisi della democrazia di oggi, della fine di un ciclo e della situazione inedita in cui ci troviamo».

SILVIA DI PAOLA