La rivoluzione soffice di Loretta Napoleoni

  • LIbri/Loretta Napoleoni

Siamo abituati alle sue ponderose inchieste di economia, terrorismo internazionale e geopolitica. È un po’ spiazzante quindi scoprire la passione segreta di Loretta Napoleoni: il lavoro a maglia, a cui ha dedicato l’ultimo libro “Sul filo di lana. Come riconnetterci gli uni con gli altri” (Mondadori, pp. 172, 20 euro). Un viaggio sorprendente in un’arte antichissima - la  prima traccia un frammento di 6500 anni fa trovato in Medio Oriente- che Napoleoni affronta da punti di vista diversi, storici, economici, politici, facendoci incontrare le tricoteuses che sferruzzavano sotto la ghigliottina, eschimesi che si riscattano producendo indumenti di lana di bue muschiato, urban knitter che usano la maglia per azioni politiche al G8 o scienziate che realizzano modelli matematici all’uncinetto. Il punto di partenza è però tutto esistenziale, un divorzio difficile dell’autrice. «Sull’orlo dell’abisso il lavoro a maglia mi ha salvato la vita».

Una passione che ha coltivato fin dall’infanzia: pagine  intense sono quelle sui racconti di sua nonna  che inviava le calze di lana ai soldati al fronte. Un classico di tutte le guerre.
«Il lavoro a maglia è una metafora, ogni punto è attaccato all’altro, è aggregativo e ha un forte  valore simbolico in una società in cui facciamo fatica a fare rete, ad essere solidali».

L’ ex deportata Giuliana Tedeschi diceva: «La vita delle prigioniere è come una maglia i cui punti sono solidi se intrecciati, ma se il filo si recide, quel punto sfugge fra gli altri e si perde».
«Verissimo, siamo tutti punti di una maglia».

Lo consiglia a tutti?
«Certo, studi neurologici dimostrano che stimola i due emisferi del cervello. Poi fa bene al pianeta: la lana è naturale, indistruttibile, riciclabile, invece che buttare gli indumenti li disfi e li rifai. È un modello alternativo di economia circolare e anticonsumistica che dovrebbero far proprio tutte le Grete».

Una rivoluzione soffice. Anche per gli uomini?
«Gli uomini hanno sempre lavorato a maglia e oggi sempre di più: è un’attività trasversale che aiuta a rompere gli sterotipi. Ed è terapeutica. Non ha salvato solo me: nel libro racconto tante storie di vite ricucite dai fili di lana».

PAOLA RIZZI