Favino diventa Craxi per il film di Amelio

  • Cinema/Hammamet

ROMA La somiglianza impressionante, l'umanità cercata oltre la politica e la paura. Potrebbe sintetizzarsi così l'impresa con cui Pierfrancesco Favino è diventato un'altra persona. Irriconoscibile. Ha il volto, l'andatura, il corpo, le determinazioni e le titubanze di Bettino Craxi in “Hammamet” di Gianni Amelio da oggi in sala, preceduto dalla polemica di Bobo Craxi per cui «il film è troppo romanzato e Bettino non parlava così».

Ma Amelio, dal canto suo, spiega: «Non ho fatto nomi perché si conoscono e io non volevo fare cronaca, così come non ho considerato Craxi una star degli anni ‘80 ma un politico su cui è calato un silenzio ingiusto. Ho voluto raccontare la storia di un uomo che ha perso il potere e va verso la morte e muore in Tunisia e forse se avesse potuto operarsi altrove sarebbe sopravvissuto».

Romanzato o meno, veritiero o meno, il film non potrebbe esistere senza lo straordinario talento di un attore come Favino che con umiltà dice: «Spesso è il trucco che ti dà la chiave attraverso cui ti puoi scordare del trucco, attraverso cui ti dimentichi di te; la maschera ti permette un rapporto intimo con qualcosa che a volte  hai paura di toccare. Conoscevo Craxi come politico ma non come uomo; però potevo raccontare solo l'uomo  e ho empatizzato molto con lui e i figli».

Bravura di Favino a parte, proseguono le polemiche con il regista che attacca il Fatto Quotidiano: «Ha scritto una cosa indegna dicendo che si tratta di un film contro Mani Pulite, cosa  non vera».

SILVIA DI PAOLA