«Piazza Buonarroti è il Vietnam»

  • Milano

FIERA «Ha presente il Vietnam, con le risaie e il fango? Ecco, qui ci sembra di vivere lì». La prende (quasi) sul ridere V.S. quando racconta dei lavori infiniti di piazza Buonarroti. Infiniti perché sono iniziati a metà 2019 e a un certo punto si sono fermati, in agosto. Da allora nulla. Ma nella grande piazza e in tutte le vie collegate sono rimaste transenne che bloccano tratti di marciapiedi, nuove piazzole – teoricamente future aiuole, per ora terra di conquista di arbusti e piante selvatiche – dalle quali percola acqua piovana e terra, che si riversa sulla carreggiata e nei pochi tratti transitabili, tubi e panettoni.

Una scacchiera di zone off limit che costringe ogni giorno gli anziani della casa di riposo Verdi e mamme con bambini piccolo (a 100 metri  c’è la scuola dell’infanzia Sanzio) a slalom, saliscendi dai marciapiedi, attraversamenti pericolosi, guadi nelle pozzanghere. Il cantiere è parte dei lavori della pista ciclabile di viale Monterosa, una doppia pista che dovrebbe unire Pagano e Lotto. Costo 4,5 milioni per 3,5 km. Ironia della sorte, i lavori in piazza Buonarroti dovevano esser la “ciliegina”. Invece è andata diversamente. 

La storia del cantiere è l’emblema di come non funzionino gli appalti pubblici: Palazzo Marino ha approvato il progetto esecutivo dell’opera a novembre 2015 e a dicembre 2016 sono stati consegnati i lavori all’impresa vincitrice dell’appalto. Questa apre i cantieri, ma non rispetta tempi e progetto dell’opera, compiendo anche gravi irregolarità, tanto che il Comune a dicembre 2017 risolve il contratto per inadempienza. A ottobre 2018 i lavori non realizzati vengono consegnati ad una nuova impresa, arrivata seconda alla gara del 2016. Questa inizia a lavorare solo a gennaio 2019 e opera fino a metà luglio 2019, quando si ferma e presenta un ricorso contro il Comune.

Dopo due mesi di trattative, a ottobre sembra che si sia arrivati a un accordo transattivo che dovrebbe far ripartire il cantiere. Il nuovo chiusura lavori è previsto per fine estate 2020.  Intanto però i cittadini continuano a sguazzare nel fango. Come in Vietnam. Andrea Sparaciari

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