Benigni: «Vi presento il Pinocchio di Garrone»

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ROMA Un sogno sognato a lungo. Si chiama Pinocchio e lo conosciamo tutti. Ma Matteo Garrone voleva fare il suo Pinocchio. Ad ogni costo. Un po' perché adora le favole, un po' perché a Pinocchio pensa da sempre. 

«Adoro le favole - spiega il regista - ma Pinocchio è una storia a parte, di redenzione e tentazione: ho cercato di fare un film che potesse farlo rivivere come il classico che è, un classico per tutte le età. Per me, come  regista, era difficile resistere alla tentazione di fare Pinocchio e tutti gli attori mi hanno aiutato a fare un film con  ironia e leggerezza, un film senza la cupezza di altri miei film, facendomi influenzare dal Collodi di Comencini e dalla pittura dei macchiaioli». 

Questo vuol essere il suo “Pinocchio” (dal 19 in sala con Benigni, Papaleo, Ceccherini, Proietti, oltre al giovane Federico Ielapi, attesissimo ma senza sorprese.

Roberto Benigni  è il Geppetto della situazione: «Pinocchio è universale, è come il sole, è tutti noi, è un libro divinatorio, è il libro di tutti gli insegnamenti e poi  c'è il padre, insieme a San Giuseppe, più famoso del mondo, tutti e due con figli adottivi che fuggono via. Per me significa il culmine di un percorso ed è il sentiero di Garrone che ho seguito, ogni indicazione, facendo battere il mio cuore di babbo e mostrando la povertà meravigliosa che ti fa capire il bello della vita. Credo che ognuno si scriva nella mente il suo “Pinocchio”. Questo è il nostro».

SILVIA DI PAOLA