Apre la caccia ma «sottotono»

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LOMBARDIA Caccia di sangue, sabato. A Pedrinate, a pochi passi dal confine varesino con la Svizzera, un 50enne svizzero è stato ucciso da un colpo di fucile sparato da un suo compagno di caccia. A Sorico, invece, tra Sondrio e Como, un 53enne valtellinese è stato travolto, in un dirupo, dal cervo che aveva ucciso, e così è morto. Anche un suo compagno di battuta è grave.

La caccia in Lombardia, però, ha aperto ufficialmente solo ieri. E, a dispetto delle due tragedie di sabato, è stata «sottotono». Così la definisce a Metro Antonio Delle Monache, coordinatore delle guardie ecologiche volontarie del Wwf: «Abbiamo rilevato poche infrazioni, di lieve entità», dice, «abbiamo anche ricoverato nella “clinica” di Valpredina un gheppio ferito». Aggiunge: «Si sono sentiti pochi spari. C’è poca fauna. Certo, il caldo incide molto. Ma la scarsità è preoccupante». 

A preoccupare gli ambientalisti, poi, sono i “roccoli”, «una ventina di impianti di cattura anacronistici, che sottopongono gli uccelli -qualcosa come 450 mila nella nostra Regione- a trattamenti “violenti” per usarli come richiami», lamenta Delle Monache. Contro la riapertura di questa pratica, decisa dalla Regione, c’è un ricorso al Tar di Wwf, Lipu e Lav. Altra nota dolente: la scarsità delle guardie delle ex Province: «A Milano sono rimasti in cinque».

SERGIO RIZZA
Twitter: @sergiorizza

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