Partorisce a 62 anni dopo fecondazione assistita

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ROMA Parto fuori dal comune all’ospedale San Giovanni di Roma, dove è diventata mamma una donna di 62 anni che di professione fa l’infermiera. La partoriente, che ha dato alla luce una bambina di 3 kg e 200 grammi alla 37ma settimana di gestazione, si era sottoposta ad un intervento di procreazione assistita in Albania, dove le era stato impiantato un embrione. La nascita è avvenuta tramite parto cesareo. «Le condizioni della signora e della bimba sono buone», ha fatto sapere il nosocomio romano.

Limiti in alcune Regioni

La legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita non prevede un limite di età per chi intende avere un figlio in provetta. Il legislatore ha stabilito, infatti, che possano accedere alla Pma «coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi». L’espressione «potenzialmente fertile» quindi fa riferimento alla condizione biologica di entrambi i partner, senza stabilire in maniera aprioristica un limite anagrafico nella fecondazione assistita. Molte Regioni italiane hanno poi provveduto a fissare dei limiti di accesso alla Pma nel sistema pubblico, in genere attorno ai 42-43, fino ad arrivare al caso limite del Veneto (50 anni). Altre, come Lazio, Marche e Abruzzo, non prevedono limiti ma affidano al medico curante ogni decisione. Nel 2016 al Pineta Grande Hospital di Castel Volturno, nel casertano, un’altra donna 62enne - dopo quattro gravidanze interrotte - aveva dato alla luce un bambino di 3 chili e mezzo. La madre aveva negato di aver fatto ricorso alla fecondazione assistita, sostenendo di aver seguito solo una cura ormonale.

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