Una Buona Spesa Ecco quello che manca

  • Massimo Blasoni

I vincoli economici imposti dall’Unione europea ci hanno costretto ad accogliere nel nostro lessico il termine anglosassone di spending review. Ad oggi manca però ancora una sua concreta attuazione nonostante la nomina di ben cinque commissari governativi ad hoc. Questione di scelte politiche, certo, ma anche di una cultura della spesa pubblica ancora insufficiente. Lo dimostra ad esempio la scarsa attenzione che la politica italiana ha a suo tempo prestato al programma quinquennale di spending review presentato a Westminster dal Cancelliere dello scacchiere George Osborne. Alla sua base c’è il concetto liberale di Enabling State, che permette di attuare una spending review che non sia una caccia a politici e funzionari “spreconi”, ma che fornisca una base forte che può essere declinata anche in parametri quantitativi.

In Italia la spesa delle pubbliche amministrazioni è pari al 51% del Pil e il Governo ha dichiarato di volerla ridurre al 47% nel 2018. Partiamo quindi da una situazione molto più grave della Gran Bretagna: per oltre sei mesi lavoriamo per fornire risorse alla Pa, che li intermedia in base a vari obiettivi. Con il noto corollario di inefficienze e sprechi pagati con aumenti tributari e para-tributari a carico dei cittadini e delle imprese. S'impone insomma un programma governativo chiaro, con traguardi specifici e monitorabili.

Anche per questo il nostro Centro studi ha pubblicato “La Buona Spesa”, una guida operativa elaborata da Giuseppe Pennisi (economista di vaglia internazionale e presidente del nostro board scientifico) e Stefano Maiolo (Regione Lazio). Questo testo tiene conto dei metodi più avanzati per la valutazione delle opere pubbliche ed è il risultato di oltre 30 anni di ricerche e di applicazioni nelle materie specifiche. Incorpora regole e direttive nazionali ed europee in vigore, si propone come strumento per un migliore utilizzo dei fondi comunitari e mette l’accento sulla spesa in conto capitale perché è il comparto con maggiori esempi e casi di studio. Speriamo sia utile ai dirigenti della Pa che prendono le decisioni di spesa ma quasi mai sono tecnicamente attrezzati per valutazioni economiche quantitative. Un limite che va superato.

MASSIMO BLASONI

Imprenditore e presidente del Centro studi ImpresaLavoro

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