Lo spirito d'impresa? Accettare le sfide

  • Massimo Blasoni

In che misura il coraggio di affrontare sfide nuove e dall’esito (anche occupazionale) non scontato sono utili per la produttività? Senza troppo filosofeggiare, credo sia inconfutabile l’assunto per cui non c’è impresa senza rischio. L’esigenza di competere per sopravvivere o per sviluppare è un fattore stimolante. Non è bene essere temerari, però nemmeno il restare statici. Il mercato genera selezione, obbliga a competere. E l'imprenditore deve essere veloce, per lui il fattore tempo è tutto. Non è così nella Pubblica Amministrazione, che governa la politica più che esserne governata. In questo settore è maturato nei decenni un approccio ai temi che non è quello dei mercati e che in sanità si definisce col termine “medicina difensiva”: la verifica di regolarità diventa ossessiva e l’obiettivo di chi deve produrre l’atto amministrativo non è la tempestività della risposta ma l’autotutela.

Ci sono ovviamente migliaia di bravi funzionari con alto senso dello Stato e che qualche volta lavorano in condizioni difficili e privi di strumenti. Eppure, in quegli uffici non viene certo enfatizzato il confronto costante con gli obiettivi assegnati. D'altronde la stabilità della propria occupazione non è connessa ai risultati ottenuti. Perché innovare e mettere in gioco il rassicurante status quo? Perché rischiare, se non vi sono particolari gratifiche stipendiali o di carriera? La propria condizione personale è più beneficiata dal quieto vivere o dal favore politico/sindacale piuttosto che dal merito: dal momento dell’assunzione alle progressioni di carriera, fino alla pensione. Non vi sono colpe particolari dei singoli, sono il sistema e le sue regole a privilegiare la conservazione rispetto all’innovazione.

Ecco perché s'impone un diverso approccio culturale della politica alla gestione della cosa pubblica. Servono amministratori capaci di improntare di sé l’apparato più che esserne metabolizzati. E questo richiede una consapevolezza, un’attitudine che spesso è mancata alla maggior parte degli eletti, più inclini ad adeguarsi che a correggere il sistema: per ignavia, interesse o incapacità. Lo scrivo senza enfasi, ma la realtà va creata e non subita. È in un certo senso questo lo spirito d’impresa.

MASSIMO BLASONI

Imprenditore e presidente del Centro studi ImpresaLavoro  

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