Senza credito niente ripresa

  • Il commento di Massimo Blasoni

L'erogazione del credito in Italia resta modesta. Il Quantitative Easing varato dalla Bce ha calmierato lo spread del debito sovrano ma non è riuscito a incrementare il trasferimento di risorse alle famiglie e soprattutto alle imprese. La stretta creditizia è confermata da Bankitalia, che ha registrato a fine 2015 una variazione percentuale negativa su base annua dello 0,3%. Scomponendo il dato si scopre che a dicembre i prestiti alle famiglie erano cresciuti dello 0,8% su base annua: un aumento impercettibile. Ben diversa la situazione per le società non finanziarie. Come succede ormai da più di un quinquennio, il 2015 si è infatti si è concluso con un -0,7% che fa riflettere su quanto sia difficile per le nostre imprese ottenere credito. I dati Bce ci dicono che nello stesso anno la situazione è invece migliorata sia in Francia (+1,6%) sia in Germania (+3,3%).

Il perdurare del credit crunch in Italia è imputabile in parte alla debolezza delle nostre banche, che hanno bruciato capitalizzazione in Borsa per oltre 185 miliardi rispetto ai livelli pre-crisi e sono condizionate da più di 200 miliardi di sofferenze lorde. Certo non possiamo chiedere loro di finanziare imprese prive dei necessari requisiti, soprattutto se si tratta di Istituti che rischiano bilanci in rosso e devono svalutare ogni anno i loro asset. Anche perché le regole europee sono sempre più stringenti e i requisiti patrimoniali richiesti (il cosiddetto Common Equity tier 1) consentono assunzioni di rischio inferiori al passato. Resta tuttavia indifferibile l’obiettivo di garantire nuova liquidità al sistema produttivo.

In un'economia bancocentrica come la nostra è d'altronde difficile pensare che in tempi brevi il mercato possa assumere un ruolo maggiore: vi è grande sfiducia nelle obbligazioni e gli scambi registrati nella nostra Borsa non sono tali da garantire sufficiente sviluppo al sistema delle piccole e medie imprese. Perché allora non ipotizzare un fondo di garanzia nazionale per gli investimenti delle imprese? Il Bail In impedisce i salvataggi di Stato, non altri tipi di interventi. Certo, si tratta di un'operazione complessa e i vincoli europei e di debito non sono pochi. È necessario però tentare. Senza credito per nuovi investimenti non ci saranno né ripresa né nuova occupazione.

MASSIMO BLASONI

Imprenditore e presidente del Centro studi ImpresaLavoro