| 2008-12-18 06:00:00 | ||||||||
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Che n’è stato della Riforma Gelmini? Il governo si è reso conto che in tempi di recessione è politicamente ed economicamente pericoloso tagliare i dipendenti pubblici. Prevedo che il governo farà un’inversione a U anche nella manovra anticrisi. Questa ha due grossi difetti: a) ridistribuisce a favore dei poveri, ma non a favore di chi perde il lavoro, b) ha effetti limitati sul reddito e sui consumi. Vediamoli brevemente. a) La recessione porterà circa 400 mila nuovi disoccupati all’anno, per lo più lavoratori precari privi di rete di protezione. Per garantirne il reddito ci vorrebbero almeno 2.300 milioni di euro, a fronte di 289 milioni previsti nel piano per potenziare gli ammortizzatori. b) Il piano del governo stanzia circa 7 miliardi per i poveri, e prevede di finanziare questa somma aumentando le entrate (7,4 miliardi.): non si vuole compromettere il saldo di bilancio. Poiché i beneficiari di social card e bonus famiglia sono numerosi, sette milioni di famiglie, ciascuno otterrà pochi euro; i beneficiari, poi, non coincidono con coloro che verranno licenziati, e quindi gli effetti sui consumi saranno trascurabili. In Italia se aumenta la spesa pubblica di 1 euro, il reddito nazionale aumenta di circa 1,30 euro. Ma se si aumentano anche le imposte, l’effetto sparisce: un euro di spesa pubblica in più produce un po’ meno di un euro di Pil. Dunque se il reddito nazionale cadrà dell’1%, il reddito di ognuno di noi diminuirà in media di 321 euro l’anno, ma il sostegno del governo sarà al massimo di 118 euro. È facile prevedere forti tensioni sociali e politiche, una recessione più ampia del previsto, un peggioramento del deficit pubblico (causato dalla caduta delle entrate), e un probabile downgrading del nostro debito pubblico da parte delle agenzie di rating. Prima o poi, il governo se ne renderà conto correndo ai ripari, come nel caso Gelmini. Tanto prima sarà, tanto meglio sarà: per tutti, governo compreso.(Paolo Manasse, economista) Divorziati di serie B La troppa arroganza degli italiani Ristrutturazioni in mano ai Comuni La solidarietà non ''assolva'' lo Stato
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