| 2008-12-01 06:00:00 | ||||||||
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Il piano anticrisi approvato dal governo si articola in varie misure: bonus per i meno abbienti (circa 8 milioni di persone), sconti sulle tariffe, riduzione acconto Ires e Irpef, detassazione premi di produttività, posticipo versamento Iva, tetti sui mutui, infrastrutture, sconti sui farmaci e altre. Questi provvedimenti dimostrano confusione negli obiettivi e dunque negli strumenti scelti. Il piano anticrisi dovrebbe frenare il crollo dei consumi delle famiglie. I consumi possono crollare se le imprese licenziano e i redditi delle famiglie cadono. Questa la diagnosi. La prognosi è: concentrare tutte le risorse per a) indurre le imprese a non licenziare, e b) sostenere il reddito di chi perde il posto. Il primo obiettivo si ottiene tagliando gli oneri fiscali sul lavoro a carico delle imprese. Invece la riduzione degli acconti sulle imposte, se forse darà un po’ di ossigeno alle imprese con problemi di liquidità, non avrà alcun effetto sulle decisioni di licenziare: si tratta di rinvii, non di riduzioni, delle imposte. Il secondo obiettivo richiede che si aiutino le famiglie che diventano povere, non i poveri in generale. Consideriamo una coppia di giovani precari, ciascuno dei quali guadagna 1.300 euro, e un pensionato che vive con 600 euro al mese. Nella coppia un coniuge perde il posto, e il reddito familiare si riduce a 1.300 euro (650 a testa). Il pensionato continua a percepire la sua pensione. Se l’obiettivo è frenare la caduta dei consumi, bisogna aiutare la coppia, anche se sta meglio del pensionato. Eppure, invece di trasferire fondi ai circa 390 mila lavoratori che verosimilmente perderanno il lavoro, in particolare a quelli che non hanno cassa integrazione, mettendo in atto una profonda riforma degli ammortizzatori sociali, il governo sceglie l’approccio caritatevole di dare un (piccolo) bonus ai tanti meno abbienti (8 milioni di persone). L’effetto sui consumi sarà trascurabile. Sarà per una visione caritatevole o, più prosaicamente, per ragioni di consenso? (Paolo Manasse, economista) Ristrutturazioni in mano ai Comuni La solidarietà non ''assolva'' lo Stato Edifici storici , il pericolo non è il sisma Il calcio è destinato a finire
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