| 2008-08-01 15:15:34 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Roma. Il lavoratore precario in causa con il datore di lavoro non potrà ottenere il reintegro dell'impiego ma solo un indennizzo. Eccola la norma approvata poche ore fa al Senato con il maxiemendamento finanziario. Una norma che crea disparità di trattamento perchè la sua validità si estende soltanto a chi ha già in corso una causa di lavoro. A chi dovesse iniziare l'iter giudiziario successivamente sarà invece applicata la precedente normativa che prevede in caso di vittoria giudiziale indennizzo e reintegro nel posto di lavoro. Ecco il testo: "Con riferimento ai soli giudizi in corso alla data di entrata in vigore della presente disposizione, e fatte salve le sentenze passate in giudicato, in caso di violazione delle disposizioni di cui agli articoli 1, 2 e 4, il datore di lavoro e' tenuto unicamente ad indennizzare il prestatore di lavoro con un'indennità di importo compreso tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 6 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell'articolo 8 della legge 604/66 e successive modificazioni". È stato definito emendamento salva-Poste e lo stesso governo non ha fatto mistero che è stato concepito per sanare una situazione che per Poste italiane è diventata insostenibile: nel 2008, per esempio, la società prevede di spendere 350 milioni di euro come arretrati dovuti al contenzioso. La metà della somma ormai è già andata, come si legge nella semestrale approvata a inizio settimana. L’emendamento del governo però consentirebbe all’azienda di recuperare almeno una parte dei soldi, e di risparmiare per gli anni a venire. In gioco non sono tanto i posti di lavoro. I 5 mila ex-contrattisti avrebbero potuto aderire all’accordo raggiunto con i sindacati nel 2006 (come hanno fatto tanti altri): avrebbero così ottenuto l’ingresso in pianta stabile negli organici, a condizione di firmare la rinuncia ad altre pretese economiche. Invece questi 5 mila hanno scelto di continuare con l’azione legale, vincendo la causa in primo grado. «È un accordo - dice a Metro Stefano Cardinali, Slc Cgil che sta seguendo in prima persona tutto la questione - importante che speriamo non venga inficiato da questo emendamento. Se così fosse i nostri uffici legali sono già pronti». In sostanza in base all'accordo Poste italiane ricevono una parte degli indennizzi già versati in cambio del posto di lavoro, argomento non problematico per un'azienda che deve rimpiazzare ogni anno 4-5000 dipendenti in pensione. «Ma se con questo emendamento si permette all'azienda di non reintegrare più - sottolinea Cardinali - allora saltano i termini dell'accordo. Aspettiamo di leggere il testo definitivo, noi non andiamo in vacanza». Resta il problema della costituzionalità del decreto: «Non è possibile che stesse situazioni giuridiche siano trattate diversamente, è in contrasto con l'articolo 3 della Costituzion», ci dice Rossella Ceramelli, segretario Nidil Cgil - è facile immaginare che queste cause finiscano tutte alla Corte Costituzionale». (stefania divertito)
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