“Per me scampato ad Utøya
Breivik va cancellato”

Ibrahim Abdille, 18 anni è in Italia

e racconta come reagire alla violenza

Ibrahim Abdille, oggi ha 18 anni. Meno di un anno fa, Anders Breivik, ha sparato a sua cugina, Mona, anche lei 18enne, uccidendola insieme ad altre 68 persone sull'Isola di Utøya. Ibrahim è sopravvissuto al massacro nascondendosi sotto i corpi degli amici morti e da quel giorno gira l'Europa per raccontare come si reagisce alla violenza.
Come reagì il Paese dopo la strage?
Il Governo e tutta la popolazione fecero l'unica cosa sensata: concentrarono le loro energie nell'esercizio della memoria, ricordando le vittime e lasciando nell'ombra Breivik e le sue idee.
E i media?
I media fecero altrettanto. Il più grande smacco per Breivik, lo disse al processo, fu essere ignorato.
È così che si sconfiggono i terroristi e i violenti?
È un bel dilemma. Da un lato se alle pulsioni razziste e violente che serpeggiano nella società non si dà il giusto peso, queste cercheranno il modo più rumoroso ed eclatante possibile per farsi sentire. D'altro canto, la troppa attenzione nei confronti di certi fenomeni permette alle idee di pochi di diffondersi.
Come ci si libera di pulsioni insite nella società?
Non c'è una ricetta universale, ma credo siano importanti i passi che si compiono prima di una tragedia, piuttosto che come si reagisce ad essa. Ad esempio in Norvegia c'è grande razzismo tra popoli dell'est e dell'ovest. I primi pensano che gli occidentali siano tutti ricchi e spocchiosi, gli altri che ad est vivano ladri senza scrupoli. Le differenze esistono, ma è attraverso la conoscenza reciproca che si può vedere nell'altro cosa ci accomuna e non cosa ci divide.
La politica che ruolo ha?
Quello di creare le condizioni perché la cultura sia alla portata di tutti.
Qualche mese fa il Tribunale ha disposto la chiusura di un'emittente toscana (Radio Studio 54) perché propagandava idee razziste. Quanto oltre si può spingere la libertà d'espressione?
Quando il pensiero, anche quello più becero, non trova una via di sfogo finisce per trasformarsi in azione. Un'azione devastante.
Lei ha detto che la mossa più importante fatta dopo Utøya è stata quella di “cancellare” Breivik. Ma, lei non l'ha mai odiato?
Io sì e probabilmente non smetterò mai. Ho vissuto per un mese in un limbo, pensando che tutto fosse stato solo un incubo. Poi ho capito che il ragazzo che avevo visto cadere a pochi passi da me e morire dopo 4 colpi al petto, era reale. Allora mi sono concentrato su di lui, dimenticando il carnefice. Solo a quel punto sono riuscito a piangere. (Tommaso Tafi)



emoTAG!
28/06/2012 6:01



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