
Roma. La riforma del mercato del Lavoro, voluta dal ministro del Welfare Elsa Fornero, quella che le Camere si sono impegnate a licenziare entro il 27 giugno e con la quale il premier Monti si presenterà all’Eurosummit, viene bocciata senza riserve dal Wall Street Journal. Dall’analisi del quotidiano statunitense emerge una fotografia ironica e dissacrante del nostro Paese e del nostro mondo del lavoro.
Un'economia moribonda
«Il premier italiano Mario Monti ha varato un decreto sviluppò per rivitalizzare l’economia italiana moribonda. Riusciranno queste misure a risolvere i problemi economici dell’Italia? Solo nella misura in cui in teoria sia possibile svuotare il lago di Como con mestolo e cannuccia»: inizia così l’articolo, dal graffiante titolo "Disoccupazione, in stile italiano", sulle riforme avviate dal governo Monti che devono fare i conti con «40 anni di regolamentazioni del mercato del lavoro» che, secondo il quotidiano finanziario americano, sono il motivo «per cui l’economia italiana ristagna». L'articolo continua, sempre con tono semiserio, ipotizzando tutte le peripezie di «un ambizioso imprenditore italiano» che vuole avviare, o allargare, il suo business. E si trova a fare i conti con tutta una serie di «protezioni ed assicurazioni per i dipendenti che, compresa la burocrazia che le amministra, sottrae il 47,6% delle paghe medie italiane». Questo significa, continua il giornale conservatore, che «molti lavoratori italiani non hanno neanche l’idea di quanto sia la loro paga lorda, ma il loro datore di lavoro ne è ben cosciente, cosa che potrebbe spiegare quindi la tentazione di molti imprenditori di non allargarsi e tenere il proprio business il più possibile in nero».
L’articolo conclude dando allo sventurato imprenditore la speranza di avere «la fortuna di trovare una scappatoia» all’interno delle nuove leggi che gli permetta «di assumere qualche dipendente in più senza tanti costi aggiuntivi, fermo restante - conclude con l'affondo finale - che sia un sardo dagli occhi azzurri, disabile e di età compresa tra i 46 e i 53 anni». Una riforma del lavoro inutile, quindi, che niente potrà fare per risollevare «l’economia moribonda dell’Italia».
(Metro)
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