Cementopoli, le mani
della mafia sul Nord

Genova. Mafia, abusivismo ed edilizia: un sodalizio a grandi linee noto su cui però Legambiente ha deciso di accendere un faro, elencando appalti, cifre e geografie precise del malaffare. E sottolineando che l’equazione è ormai accertata anche al Nord, al punto che per la criminalità organizzata tutto il Nord Italia è una sorta di “Cemento spa”.


L’associazione ha presentato ieri a Genova il rapporto: nelle regioni del Nord Italia - Liguria in testa, Lombardia e Emilia Romagna - sono 26 i clan e le ‘ndrine censiti dalla Direzione Nazionale Antimafia e 1.431 i beni confiscati. La Liguria detiene il triste primato delle infrazioni in materia edilizia. Al secondo posto c’è la Lombardia, seguita da Emilia Romagna, Piemonte, Veneto, Trentino, Friuli e Valle d'Aosta. Tra le province del Nord, quella con maggiori criticità è Imperia.


I numeri parlano chiaro:  dal 2006 al 2010 ci sono state 7.139 infrazioni, 9.476 persone denunciate, 1.198 sequestri, 9 arresti. Senza contare lo scioglimento forzato o le dimissioni anticipate di consigli comunali per infiltrazioni mafiose, Piani di governo del territorio (Pgt) scritti e riscritti sotto dettatura, professionisti sorpresi con la mazzetta in mano, banconote da 200 e 500 euro, e ancora omicidi, sequestri, denunce.


Nel complesso, ragionando per macro-aree, il maggior numero d'infrazioni si concentra dunque nell'Italia Nord occidentale, dove begli ultimi cinque anni sono stati registrati 4.473 illeciti rispetto ai 2.666 di quelli del Nord orientale. È stato il giro d'affari che ruota attorno all’edilizia e al movimento terra, a far diventare il Nord appetibile per la criminalità organizzata, i cui insediamenti risalgono ai tempi del confino dei capi clan.  E Milano, con 190 immobili sottratti è la quinta città dopo Palermo, Reggio Calabria, Motta Sant'Anastasia, in provincia di Catania e Roma.


Il dossier "Cemento Spa" di Legambiente è un viaggio tra le regioni del Nord fatto di dati e di storie per capire quanto l'illegalità sia radicata e quanto sia importante estirparla. Non a caso, quindi, in Liguria sono stati sciolti due consigli comunali per infiltrazioni mafiose: quello di Bordighera (2011) e di Ventimiglia (2012), che si vanno ad aggiungere a quello di Bardonecchia del 1995.


Invece per tre comuni piemontesi, Leinì, Rivarolo e Chivasso, il ministero dell'Interno ha disposto delle Commissioni di accesso agli atti per valutare i rischi di compromissione con la criminalità organizzata. Ma non è solo una questione di mafie. L'abusivismo edilizio classico continua a sfregiare l'intero Paese, non solo al Sud, come solitamente viene raccontato. Secondo le stime del Cresme, nell'ultimo anno sono stati 26.500 gli abusi censiti, numero che assorbe ben 18mila nuove costruzioni. Lo scorso 29 febbraio, solo un esempio, ad Arcola, vicino La Spezia, il Corpo forestale dello Stato ha sequestrato un complesso immobiliare (residenziale e commerciale) in un'area ad alto rischio idrogeologico, nonostante la Regione avesse imposto nell'area il divieto assoluto di edificazione dopo i danni arrecati dall'alluvione del 25 ottobre 2011.


«La Liguria si è guadagnata la testa della classifica per il Nord Italia -ha spiegato Santo Grammatico, Presidente di Legambiente Liguria- dove la capacità di penetrazione della criminalità organizzata negli enti locali, negli appalti per i lavori pubblici, in un momento di crisi economica si è rafforzata e dobbiamo ringraziare le forze dell'ordine se in questi anni il fenomeno ha cominciato ad essere circoscritto e definito con puntualità». «Crediamo -ha detto ancora Grammatico- che le grandi opere abbiano la capacità di attrarre grandi capitali ma anche interessi non sempre trasparenti»


(adnkronos/metro)

16/03/2012 6:00


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