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Più che un mondo, sembra un cimitero virtuale. Dopo il boom dello scorso anno, quando la realtà sembrava pronta a trasferirsi armi e bagagli su Second Life, portando con sé tutto - grandi aziende, reality show e persino il terrorismo - oggi del mondo virtuale creato nel 2003 dalla Linden Lab non parla più nessuno. I dati confermano le impressioni: dei quasi 15 milioni di avatar che abitano SL, solo 485 mila si sono connessi nell’ultima settimana, meno di 900 mila nell’ultimo mese. «I media si sono fermati alle notizie pirotecniche - spiega Mario Gerosa, che a SL ha dedicato due libri e la mostra “Rinascimento Virtuale”, dal 21 a Firenze (www.rinascimentovirtuale.com) - ora restano le peculiarità di un mondo chiuso, difficile ed elitario, che offre però una visibilità immediata, impossibile nella realtà».
Via libera, quindi, a conferenze, artisti e lezioni universitarie: sfondano i professionisti, che studiano l’esperienza virtuale e riportano i risultati nella vita vera. «Anche le aziende, entrate sull’onda dell’entusiasmo, stanno tornando con progetti più solidi », continua Gerosa. Per fare amicizia, restano social network come Facebook. «Una realtà diversa - dice Angelo Romeo, sociologo della “Lumsa” di Roma - basti pensare che su SL non si può risalire all’identità degli avatar. Significa che non si entra per trovare gli amici: è una complicata estensione del mondo reale, dove resta facile solo mettersi alla prova». (Roberta Di Matteo)
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