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Confindustria : ''Ripresa lenta'' PDF Stampa E-mail



2009-06-19 07:36:32
Indice articolo
Confindustria : ''Ripresa lenta''
Pagina 2

Dopo la fotografia non proprio luminosa fatta all’economia italiana dall’Ocse mercoledì, ieri ne è arrivata un’altra a tinte fosche da parte di Confindustria: il Pil si contrarrà del 4,9% quest’anno, si tornerà a crescere solo tra un anno dello 0,7% e nel 2010 la conta dei posti di lavoro ne vedrà circa un milione andati in fumo. Non solo: il debito pubblico dal 105,7% del pil nel 2008 schizzerà al 114,7% nel 2009. E nel 2010 avremo un tasso di disoccupazionerecord, che raggiungerà il 9,3%: non c’è da stare allegri. Per questo motivo da viale dell’Astronomia arrivano dei colpi di frusta al mondo politico. «Sono necessarie riforme strutturali altrimenti si rischia di aspettare ancora altri 5 anni per tornare ai livelli di crescita antecedenti alla crisi» ha ammonito il presidente di Confindustria Marcegaglia. «Se le cose non cambiano avremo un percorso molto faticoso e doloroso». In parole povere: bisogna armarsi di coraggio e varare quelle riforme strutturali necessarie per poter muovere le acque stagnanti della nostra economia, altrimenti rimarremo nello stato attuale ancora a lungo. Tra tutte le situazioni critiche, la crisi occupazionale è quella che preoccupa di più. «Il deterioramento del mercato del lavoro si accentuerà nel 2° trimestre del 2009 (-1,1% strutturale), ma rallenterà progressivamente nei mesi seguenti» dicono dal Centro Studi. «L’occupazione ricomincerà a crescere solo nel 2° trimestre 2010 anche se registrerà una flessione annua dello 0,6% per l’effetto trascinamento». (VA.MING.)

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Commenti (32)
1. Scritto da Cristiano Martorella il 07-08-2009 07:15 - Ospite
 
 
Senza riforme niente ripresa
Secondo l'Istat a giugno la produzione industriale è calata del -1,2% rispetto al mese precedente, e di ben -19,7% su base annua. Il dato segna un peggioramento che non dovrebbe essere sottovalutato. Non bisogna illudere ulteriormente gli italiani. Senza riforme strutturali non ci sarà alcuna ripresa. Il mercato del lavoro è paralizzato, la produzione è flebile. Tuttavia il governo non ha nessuna intenzione di avviare una discussione sulla situazione dell'economia, affidandosi a pochi interventi scarsi e non incisivi. Ciò di cui l'Italia ha bisogno è l'avvio di un programma di riforme, ma il governo sembra inadeguato a sostenerle.  
Cristiano Martorella  
 
cristiano-martorella.myblog.it
 
2. Scritto da Ernesto il 26-07-2009 06:34 - Ospite
 
 
Riavviare la crescita
Quanto ha detto Cristiano Martorella è verissimo. Non è detto che la crisi finirà in modo automatico dopo un po' di tempo. Bisogna fare qualcosa per porre termine alla crisi e riavviare la crescita dell'economia. Ed è quello che il governo non sta facendo.
 
3. Scritto da Cristiano Martorella il 19-07-2009 08:12 - Ospite
 
 
I cicli economici
Non c'è alcuna corrispondenza fra ciò che sta accadendo nell'economia reale e ciò che raccontano i politici. Il fatturato dell'industria italiana è calato a maggio del -25,3% su base annua, e -1,1% rispetto al mese precedente. Nel settore automobilistico il calo del fatturato è stato del -29,5%, con un calo degli ordinativi del -39,9%. Ciò dimostra che siamo ancora nel pieno della crisi che non è affatto alle nostre spalle. Il peggio non è passato, ma è davanti a noi. La crisi non sarà superata senza fare niente. L'idea di fondo che la crisi economica sia un fenomeno ciclico e che quindi sia destinata a finire è viziata da una visione miope. I cicli economici, infatti, non hanno solo una breve durata, ma anche una durata lunga come il ciclo di Kondratieff. Questi cicli più lunghi possono avere una lunghezza di trent'anni e di più. Un ciclo economico dipende dalle scelte e dai comportamenti degli attori sociali che determinano le condizioni economiche. L'immobilismo italiano, cristallizzato nell'idea che sia sufficiente l'ottimismo per avviare una fase positiva di crescita, sta creando le condizioni di un declino inesorabile. Davanti alla crisi economica si doveva reagire con riforme strutturali che tenessero conto dei gravissimi problemi del Paese: la generazione dei giovani penalizzata da un mercato del lavoro troppo precario, un sistema di infrastrutture fatiscente, la dilagante ignoranza dovuta a un sistema scolastico in rovina, la mancanza di libertà nel mercato che è ormai controllato da pochi monopoli privati. Invece di affrontare queste emergenze reali, il governo si trastulla in una regressione infantile dando la caccia ai clandestini e giocando alle ronde. Questo momento storico passerà alla storia perché è l'apice dell'evidente incompetenza della classe politica italiana incapace di affrontare i problemi del Paese. 
Cristiano Martorella
 
4. Scritto da Pietro il 18-07-2009 06:39 - Ospite
 
 
Continua a peggiorare
Vorrei aggiungere alcuni aggiornamenti sulla situazione economica. L'Istat comunica che il fatturato dell'industria italiana è calato a maggio del -25,3% su base annua, e -1,1% rispetto al mese precedente. 
Ancora dati fortemente negativi che confermano l'arretramento dell'economia italiana. Il governo conosce questi dati? E se li conosce perché li ignora e non fa niente? L'Italia sta scivolando in un declino sociale ed economico nell'indifferenza collettiva.
 
5. Scritto da Alfredo il 16-07-2009 11:37 - Ospite
 
 
Tremonti perde la testa
Il degrado della politica è ben simboleggiato dal ministro Giulio Tremonti che dice una cosa e fa l'esatto opposto. Giulio Tremonti predica la necessità dell'etica e chiede nuove regole, mentre aiuta gli evasori fiscali aumentando contestualmente le tasse a chi onestamente le paga. La vicenda del cosiddetto scudo fiscale è scoppiata in questi giorni. Con questo nuovo condono, l'ennesimo firmato da Giulio Tremonti, si permette a chi ha evaso e ha nascosto illegalmente denaro all'estero di riportarlo in Italia pagando un misero 5%. Il giornalista Steve Scherer di Bloomberg ha interrogato in proposito il ministro Tremonti, accusandolo di incoerenza e scarsa moralità. La risposta seccata di Giulio Tremonti è stato un insulto, un "testa di cazzo" apostrofato all'onesto giornalista di Bloomberg. Ormai Giulio Tremonti ha perso la testa, crede di essere onnipotente ma non si rende conto della figuraccia che fa continuamente.
 
6. Scritto da Pietro il 16-07-2009 07:06 - Ospite
 
 
Aziende a rischio
Dalla relazione annuale della Consob esce un altro quadro preoccupante. Lamberto Cardia, presidente della Consob, ha lanciato l'allarme fallimento delle imprese. Secondo Lamberto Cardia le prospettive sono ancora incerte e le imprese medio-piccole rischiano l'asfissia a causa del calo delle vendite e del taglio del credito.
 
7. Scritto da Alfredo il 16-07-2009 06:54 - Ospite
 
 
La propaganda del governo
Il governo ha detto che tutti in Italia hanno un sostentamento da parte dello Stato. Nessuno è senza stipendio. Con questa menzogna ha troncato qualsiasi discussione sugli ammortizzatori sociali che sono completamente insufficienti. La Banca d'Italia avverte che nel 2010 la crescita del Pil sarà nulla. Quindi non si può parlare di ripresa per il 2010. Avremo invece tre anni di recessione, il 2008 con il -1% del Pil, il 2009 con il -5% e il 2010 con lo 0%. Nel 2010 il tasso di disoccupazione si aggirerà intorno al 10%. Purtroppo sono in molti a non aver capito la situazione drammatica dell'Italia, completamente storditi dalla propaganda che parla di ripresa e cerca di anestetizzare le menti dei cittadini. Però l'operazione della censura della crisi economica non può durare per sempre. Da un momento all'altro tutto può succedere perché la situazione è esplosiva. La coesione sociale esiste solo nella mistificazione della politica. Imprese che falliscono, fabbriche che chiudono, i disoccupati in aumento e le condizioni di vita che peggiorano non possono essere occultate in eterno. Il governo dovrà rispondere della sua condotta e delle gravi manchevolezze che hanno provocato un inasprimento della crisi.
 
8. Scritto da Cristiano Martorella il 13-07-2009 06:47 - Ospite
 
 
La crisi economica
Con questo mio intervento pongo un freno al tentativo di far tacere gli analisti e gli studiosi che stanno indicando la gravità della crisi economica e gli errori del governo. Ritengo che sia mio dovere di intellettuale contrastare la gretta ignoranza fornendo informazioni e approfondimenti sulla situazione economica. Per questo motivo voglio offrire, qui di seguito, un contributo all'analisi dei fatti e vedere nei dettagli la storia della crisi economica in Italia. Il ministro Giulio Tremonti non ha capito nemmeno che cosa stesse accadendo. Prima della crisi ha varato una manovra finanziaria che includeva la Robin tax, una pesante tassazione per le banche. Quando si è manifestata la bolla speculativa dei derivati, e il sistema delle banche è entrato in fibrillazione, si è dovuto riparare all'errore fatto. Alle banche prive di liquidità, e tassate dalla Robin tax, si è fornito credito tramite l'accesso alle obbligazioni dette Tremonti bond. Purtroppo, lo strumento finanziario usato, il bond, non ha garantito minimamente il credito alle imprese. Usando una espressione del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, servivano soldi veri. Il problema tuttora non è stato risolto. Il peggio si è perciò manifestato nella cosiddetta economia reale, ossia imprese, prodotti e servizi. L'Italia è stata risparmiata dal crack delle banche, ma ha purtroppo subito un colpo più duro nel settore imprenditoriale. Tremonti continuava a non capire, e per mesi ha sostenuto che la crisi riguardasse solo la finanza e non toccasse l'economia reale. Così affermava che l'Italia sarebbe stata colpita soltanto di striscio dalla crisi. Purtroppo è avvenuto l'esatto contrario. L'Italia ha avuto un calo del Pil nel primo trimestre del 2009 di -5,9% rispetto all'anno precedente. Nel 2008 il calo annuo del Pil era stato di -1%. Le previsioni dell'Ocse indicano all'incirca il calo del Pil annuo per la fine del 2009 intorno circa al -5,3% e il -5,5%, con un deficit aumentato al 6%, e la disoccupazione intorno al 10%. Anche il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi ha descritto uno scenario simile e ha consigliato di preoccuparsi per un possibile tasso di disoccupazione oltre il 10%. Il centro studi di Confindustria valuta la disoccupazione nel 2010 oltre il 9%, un tasso comunque molto alto e corrispondente allo scenario descritto da Mario Draghi. Il Fondo Monetario Internazionale valuta intorno a -5,1% il calo del Pil italiano nel 2009. Infine l'Istat comunica che a maggio 2009 la produzione industriale su base annua è calata del -22,6%. Questi dati sono in ogni caso molto preoccupanti. La conferma di ciò ci proviene anche dal peggioramento dei conti pubblici. L'Istat ha indicato a 9,3% il rapporto deficit-Pil nel primo trimestre del 2009, e la diminuzione delle entrate del -2,8%, con un aumento delle uscite cresciute del 4,6%. Quindi crollo della produzione, aumento della disoccupazione e peggioramento del debito pubblico e del deficit. La situazione si sta avvitando in una spirale perversa che vede con la diminuzione degli stipendi e l'emorragia della disoccupazione, un drastico calo dei consumi, e a sua volta un fallimento delle aziende e delle imprese. Per invertire questa tendenza bisogna innanzitutto conoscere gli errori del governo, per evitare di ripeterli, e poi studiare interventi che agiscano strutturalmente sull'economia. Come stanno richiedendo gli economisti più avveduti, servono riforme strutturali. 
Cristiano Martorella 
 
cristiano-martorella.myblog.it
 
9. Scritto da Ernesto il 12-07-2009 07:30 - Ospite
 
 
Stiamo peggio di altri
Chi nega la crisi lo fa perché ne ricava un vantaggio politico. Chi cerca di far apparire meno grave la situazione ha lo scopo di sostenere faziosamente un governo che amministra male e che ottiene il consenso soltanto tramite una propaganda martellante e asfissiante sui meriti che non ha. Qualche mese fa si diceva che l'Italia sarebbe uscita meglio degli altri paesi dalla crisi, ora invece ci accorgiamo che essendo al là del calo del -5% del Pil, stiamo peggio degli altri. In Europa soltanto la Germania sta peggio di noi.
 
10. Scritto da Giulia il 12-07-2009 07:11 - Ospite
 
 
A chi nega la crisi
A quelli che dicono che la crisi economica non è grave, gli voglio dire a quanto è sceso il Pil, ormai ha sfondato in negativo il -5%. Eppoi gli dico che la produzione industriale a maggio è crollata al -22,6%. Voglio sentire il loro balbettio che cerca giustificazioni, cavilli e sotterfugi per negare la crisi.
 
11. Scritto da Keaton il 11-07-2009 14:03 - Ospite
 
 
Calo della produzione
Comunque il calo della produzione industriale a maggio 2009 del -22,6% su base annua è molto significativo. Si consideri anche che rispetto al mese precedente, non c'è stata variazione, ovvero la crescita della produzione industriale è restata allo 0% su base mensile. Mentre è fortissimo il calo del -22,6% su base annua, rispetto cioè all'anno precedente che è stato già un anno di crisi durissima. Quindi non c'è nessun miglioramento nemmeno nel breve termine. Questo è l'aspetto più importante e indicativo. Non c'è nessuna crescita della produzione industriale e ciò contraddice palesemente i discorsi fantasiosi sui fantomatici segnali di ripresa. Ha ragione dunque chi dice che ci sono invece segnali di peggioramento, se si tiene in considerazione l'aumento della disoccupazione. Siamo arrivati al fondo della crisi e non si risale più. L'economia è immobile, in una condizione di preoccupante stagnazione. Tutto ciò ha gravi ripercussioni a livello sociale, ma sembra che nessuno se ne stia occupando. Anzi, si continua a ripetere che gli italiani stanno bene, sono felici e si divertono ad andare in vacanza. Però le analisi economiche descrivono una realtà ben diversa, a tinte fosche e drammatiche. Quel calo del -22,6% della produzione industriale descrive la situazione del paese che arranca, sbanda e perde capacità.
 
12. Scritto da Gaetano il 11-07-2009 07:48 - Ospite
 
 
L'informazione che manca
Il governo può fare ciò che vuole perché non esiste un contraddittorio. I giornalisti invece di fare il loro mestiere facendo conoscere la situazione reale, continuano a sostenere il governo in cambio di qualche vantaggio personale, e nascondono i fatti che mostrerebbero la vera entità della crisi.
 
13. Scritto da Pietro il 11-07-2009 07:34 - Ospite
 
 
Anche il turismo in crisi
Anche il settore turistico in Italia è in crisi. L'Organizzazione mondiale del turismo Unwto prevede un calo in Italia del -7% per il 2009. Così si smentiscono anche le voci che proclamavano l'aumento dell'attività turistica. Al contrario, c'è un forte calo.
 
14. Scritto da Loredana il 11-07-2009 07:27 - Ospite
 
 
Soltanto propaganda
Ancora ascoltate i proclami del governo? Non l'avete capito che è tutta propaganda? A partire dalla storica frase del premier che promette a tutti gli italiani senza lavoro uno stipendio? Queste promesse non valgono, non hanno un corrispondente nella realtà. I disoccupati italiani non hanno ricevuto alcun supporto dal governo che continua a descrivere una situazione rosea e idilliaca che non c'è.
 
15. Scritto da Giulia il 11-07-2009 07:15 - Ospite
 
 
E le fabbriche chiudono
Sinceramente sono stanca di sentire parlare di segnali di ripresa. Purtroppo è da mesi che cantano questo ritornello senza dire quali sono i segnali di ripresa. Il ministro Claudio Scajola già a marzo parlava di una ripresa del settore automobilistico. Però la produzione automobilistica a maggio è calata del -36,6%, ad aprile del 31%. Questi sarebbero i segnali di ripresa? Questi sono segnali di peggioramento. Inoltre ci spiegano che la fabbrica di auto a Termini Imerese sarà chiusa o convertita. Quindi diminuisce la produzione e si chiudono le fabbriche. C'è ben poco per essere ottimisti.
 
16. Scritto da Ernesto il 11-07-2009 06:58 - Ospite
 
 
Una situazione difficile
Si continua a predicare l'ottimismo in una maniera demenziale, ma la situazione non migliora. L'Istat comunica che la produzione industriale a maggio è calata del -26,6% su base annua, ed è scesa del -36,6% anche la produzione di autoveicoli. Questa è la condizione in cui si trova l'Italia. C'è ancora chi crede alla favola dei segnali di ripresa? Al contrario, si può parlare senza temere smentita di segnali di peggioramento. Le aziende sono ancora in crisi sia per il crollo dei consumi sia per la mancanza di accesso al credito.
 
17. Scritto da Pietro il 10-07-2009 06:54 - Ospite
 
 
Le stime del Fmi
Anche il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al ribasso le sue stime per l'Italia. Secondo il Fondo Monetario Internazionale nel 2009 dovrebbe esserci un calo del Pil italiano intorno a -5,1%, e nel 2010 intorno a -0,1. Avremo quindi tre anni consecutivi di recessione. Ricordo infatti che nel 2008 il Pil è calato di -1%. Ed è questo un dato acquisito. Secondo l'Ocse nel 2009 il calo del Pil italiano dovrebbe aggirarsi fra il -5,3 e il -5,5. L'ultima stima più pessimista indicava il -5,5%. Insomma, secondo i vari istituti internazionali, il calo del Pil italiano sarà comunque molto sostanzioso, ben al di là del -5%. Una cifra così negativa non era stata nemmeno presa in considerazione dal governo, e non si può pensare che non abbia gravissime ripercussioni su tutti i comparti economici, a cominciare dal livello della disoccupazione. Si tenga anche presente che nel 2009 l'Italia avrà un calo del Pil piuttosto negativo e ben peggiore rispetto alla media europea. C'è ancora chi ha voglia di parlare di segnali di ripresa? Direi senza temere smentita che ci sono piuttosto netti segnali di peggioramento.
 
18. Scritto da Ernesto il 07-07-2009 07:06 - Ospite
 
 
Crisi e debito pubblico
La crisi ha anche una grave ripercussione sul debito pubblico. La Banca d’Italia segnala a 1.750 miliardi il debito pubblico giunto a un nuovo record nel mese di aprile. C'è stato un aumento del 5% in un anno. Questo peggioramento è da imputare, oltre alla cattiva amministrazione, al crollo del Pil che influisce sulle entrate dello Stato. Evidentemente il governo, come ha più volte ripetuto, riteneva la situazione italiana migliore di quanto fosse in realtà. Purtroppo tanto ottimismo ha finito per rivelarsi controproducente. Il governo ha sottovalutato la crisi e adesso non ha più alcuna idea per contrastarla.
 
19. Scritto da Pietro il 04-07-2009 15:23 - Ospite
 
 
La disoccupazione
La Banca d'Italia e l'Ocse stimano che per la fine dell'anno il tasso di disoccupazione si aggirerà intorno al 10% circa. Avremo in ogni caso un tasso altissimo di disoccupati. Eppure c'è chi ancora nega che la perdita del lavoro sia un problema drammatico per il nostro Paese, e non sia la questione da affrontare per prima. Non ci sono ammortizzatori sociali adeguati. Insomma, si pensa di poter risolvere i problemi del Paese semplicemente nascondendoli. Ammiro tantissimo il lavoro di Cristiano Martorella che sta pubblicando molti interventi sui quotidiani per squarciare, come dice lui, il velo dell'illusione costituito dalle menzogne del governo. Però mi aspetto un maggiore impegno anche da parte di quei politici che abbiamo votato e che dovrebbero tutelare i nostri diritti. Forse l'abbiamo dimenticato, ma il lavoro secondo la Costituzione italiana è un diritto di ogni cittadino. Si tratta dell'articolo 4 che recità così: "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto." Ciò significa che il governo sta praticando una illegalità perché non affrontando il problema della disoccupazione si trova nella condizione di disattendere l'articolo 4 della Costituzione. Ciascuno tragga le proprie conclusioni.
 
20. Scritto da Giulia il 04-07-2009 14:55 - Ospite
 
 
La crisi e la censura
Cristiano Martorella sei mitico ! Finalmente qualcuno che ha il coraggio di reagire alle proposte illiberali di una certa politica delirante. Vorrebbero far sparire la crisi con la censura. Cos'è? Siamo forse in un regime autoritario dove non si ha più il diritto della libertà di parola? Si vuole nascondere la realtà che contraddice la propaganda del governo intento a ripetere come un pappagallo che tutto va bene. Non sono capaci di affrontare le difficoltà della crisi e perciò pensano di farci tacere. Non ci riusciranno e non lo permetteremo. Milioni di persone stanno soffrendo a causa della crisi e non sono rappresentate dai politici al governo che vorrebbero tappare la bocca a chi si lamenta.
 


 
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