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Bike sharing : '' Qui in Italia sbagliate tutto'' PDF Stampa E-mail



2009-09-25 07:47:00

Pedro ha rimesso le lancette avanti di vent’anni. E mentre mezzo mondo, affogato nello smog, scopre il bike sharing che lui ha inventato venti anni fa, ieri ha detto chiaro e tondo che «il bike sharing è ormai superato, serve solo per i turisti». Vediamo perché.

Fino ad oggi il “suo” bike sharing era l’avanguardia della sostenibillità. Cosa è cambiato?
– Tutto. Quando lo inventai, nel 1989, le biciclette erano un bene costoso. Oggi i cinesi le producono per 4-8 dollari l’una, e se ne trovano ovunque per 60, 100 euro. Il risultato è che 1 persona su 4 ha una bici. Tutte stipate sui balconi, nei garage, mai utilizzate: mi vuol spiegare che necessità c’è, allora, di condividere una bici se già ne possediamo una? Non ha più senso.
Tuttavia la mobilità sostenibile era un problema e oggi lo è ancora di più...
– Certo. Perciò le amministrazioni oggi devono chiedersi: una volta che la gente compra la bici, che fare perché la usi?
Come?
– Ho presentato il mio progetto a Washington allo staff di Obama, e oggi al ministero dell’Ambiente italiano, perché sto cercando contributi per realizzarlo. Parto da un presupposto: la gente chiede alla mobilità comodità e sicurezza. Comodità: ho brevettato un complesso sistema di stazioni sosta interamente automatizzate. Lasci lì la tua bici, e non in cantina. Allarmi infrarossi, caricabatterie per mezzi elettrici e così via: basta uscire di casa e trovarla pronta: come si fa con l’auto.
E la sicurezza? Guardi: la storia delle infrastrutture non attacca: ci vogliono 20 anni per fare 1 metro di ciclabile…
– Se ci sono, è meglio. Altrimenti la massa di bici che scenderà in strada condizionerà le auto, facendole andare più piano delle due ruote. È questa la vera rivoluzione.
Qualche numero per confortare la sua tesi?
– Si parla molto del bike sharing di Parigi, con 20 mila bici. Se è vero che una persona su 4 in Occidente ha una bicicletta, a Parigi, che ha 12 milioni di abitanti, ci sono 3 milioni di biciclette. Mettiamo che di queste un quinto sia sensibile alla mia idea: sarebbero 600 mila bici in giro per la città. Che dice, meglio 600 mila o 20 mila? (ANDREA BERNABEO)

Il futuro? È adesso
Nome Pedro Kanof.
Vive tra Washington eMilano.
Cosa ha fatto: Nel 1989 ha inventato il bike sharing. Oggi però lo considera superato: «Tra 4 anni le bici avranno l’aria con

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Commenti (2)
1. Scritto da franco tadiotto il 27-09-2009 17:50 - Ospite
 
 
correzione
Il titolo del libro e' "Elogio della fuga" di Ivan Illich
 
2. Scritto da franco tadiotto il 25-09-2009 20:52 - Ospite
 
 
balle
su Metro si legge anche che Kanof prevede bici carenate e con aria condizionata. 
Pedalare significa sudare, a qualunqe velocita'. Non mi sembra che esistano palestre con l'aria condizionata. 
Consiglio la lettura di nullElogio della bcicletta di Ivan Illich, libro in cui non si mitizza la bicicletta, ma che affronta l'argomento dello sviluppo e della mobilita' senza cadere in luoghi comuni o facili entusiasmi.
 

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