Uranio impoverito. Non è affatto finita

C'era un tempo in cui ogni colpo di tosse di un militare di ritorno da una missione finiva sui giornali. È durata poco. Ma quel tempo c'è stato. 

Il 29 ottobre è deceduto Claudio Capocci, 50 anni di Ceppato, frazione del comune di Casciana Terme Lari.

Era in missione all'estero, in Iraq, ma è dovuto rientrare con urgenza. È morto poco dopo. La notizia si è diffusa dopo l’avvenuto funerale a Roma. L’uomo era paracadutista nel reggimento Tuscania ed era in missione a Baghdad. Una leucemia fulminante, come quella di tanti altri.

La tragedia per alcuni ha lasciato dei sospetti: si pensa che la sua morte sia dovuta ad una leucemia che lo avrebbe colpito a causa della vicinanza, durante la missione, con uranio impoverito o altre sostanze altamente tossiche per l'organismo respirate sotto forma di nanoparticelle. Non c'era una riga sui giornali. 
Nel frattempo, i tribunali stanno obbligando lo Stato a risarcire. Ma schiere di avvocati governativi stanno prolungando allo sfinimento l'attesa con rinvii, ricorsi, e altri rinvii. 
Ma non potranno vincere: non c'è niente che possa fermare una giovane vedova a cui è stato strappato il futuro e che cerca giustizia, riconoscimento e un aiuto concreto per crescere i figli. 

 

Blog di: 
Stefania Divertito
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