Un altro decreto che salva l'Ilva, non Taranto

Ilva dall'alto

Settimana cruciale per il decreto che ha nel nome la sua missione: salvare l’Ilva e non Taranto. Salvare gli industriali e non i cittadini.

Nulla è previsto per la bonifica ambientale, nulla per l’emergenza sanitaria. Nessuna traccia nemmeno dei 30 milioni promessi dal premier la notte del 24 dicembre per costruire un polo oncologico pediatrico.

Forse l'aspetto più grave riguarda l'Aia, l’autorizzazione integrata ambientale: entro luglio va applicato l’80% delle disposizioni dell’Aia,  a prescindere da quali esse siano. Che sia la copertura dei parchi minerari o l’apposizione di un cartello di avviso pericolo, è la stessa cosa. Una disposizione vale un’altra, secondo un criterio esclusivamente numerico.

E poi ci sono i commissari straordinari che diventano dei Superman impunibili e insindacabili per le azioni commesse, per colpa o per dolo, durante l’esercizio del mandato. Colpa o dolo.

Per l’Ilva da tre anni a questa parte si sono scritti sette decreti, ci sono tre commissari governativi, tre custodi giudiziari, un custode amministrativo, un commissario per le bonifiche. E abbiamo un’azienda che perde 30 milioni al mese, ha 3 miliardi di debiti. E cosa pensa di fare il governo? Utilizzare i fondi delle Pmi per finanziare le imprese dell’indotto creditrici. Un'altra toppa su una falla enorme: come si fa a non capire che i cordoni della borsa non potranno essere più rischiusi, che quelle imprese gravitano intorno a un’economia fallimentare? L’Ilva è come un malato terminale tenuto in vita con il respiratore artificiale. Serve una visione nuova, un’economia che renda giustizia al valore di quella terra e della sua cultura. Che sappia rinnovare e rivoluzionare dopo decenni di acciaieria.

E le bonifiche? Dei trenta milioni promessi ne arriveranno 5. Di cui solo 500 mila quest’anno. Tra poco – è stato annunciato – si bonificheranno le aiuole del quartiere tamburi. Quegli spazi verdi avvelenati dove ai bambini è vietato giocare. Parliamo dello 0,1% delle zone inquinate che saranno coperti da 30 centimetri di terreno. Taranto e l’Italia meritano di più.

 

 

Blog di: 
Stefania Divertito
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