Report e i piumini d'allevamento

Se non l’avete vista buttate un occhio alla puntata di  Report (record d’ascolti, oltre tre milioni di persone) del 2 novembre  (www.report.rai.it). Per noi niente di nuovo. L’abbiamo scritto diverse volte. La Gabanelli smonta il nostro sancta sanctorum del Made in Italy. Firme prestigiose che vanno a produrre nelle zone sperdute, a prezzi sempre più stracciati, e poi vendono in negozio a cifre folli. Piumini d’oca (?), scarsi, prodotti a 40 euro vanno in negozio a 1200. Le due riflessioni da fare sono queste. La prima: quello incriminato non è  il Made in Italy di qualità che ci aiuta a risollevare le sorti delle nostre imprese.  Chiaro che a questi nomi del lusso non gliene frega nulla del Made in Italy e nemmeno dell’alta qualità. Li preghiamo gentilmente di non romperci le scatole con le loro prediche su etica del lavoro, di impresa e di prodotto. Grazie. Secondo: ma che senso c’è ad alimentare un mercato del genere? Capisco che la differenza tra i 1200 e i 40 euro va, molta, in pubblicità. Ma quali vantaggi  a noi se poi sono dei prodotti di pessima qualità? Back to Italy. Riportate il Made in Italy nel nostro Paese. Dai nostri artigiani. E’ questo il valore aggiunto che dà la resa di un prodotto. Grandi firme guadagnate meno, limitate il lusso e sprechi vostri, e pagate il fatto a mano nostrano. Questo è il Made in Italy di cui c’è bisogno. E la scuola, il Governo, lanci una scuola, quella delle Arti e Mestieri (che ha il valore nelle mani) del Made in Italy.

Blog di: 
Maurizio Guandalini
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