Posto fisso addio

Se il posto sicuro non c'è più è un bene. Io che non ho mai avuto la certezza quotidiana di entrare e uscire da un luogo di lavoro, timbrare il cartellino, avere lo stipendio ogni mese mi sento bene e sono stra-convinto delle scelte fatte. Correva l'anno....Oltre trent'anni fa e non era facile. L'ostacolo oggi, meno, come ieri, molto, è, era, la mentalità. Questione di testa, sempre e comunque.  Di cultura. In un sistema anni luce radicato sul posto fisso, come l'Italia, voleva dire andare controcorrente, eri preso per matto. A volte equiparato a uno scansafatiche o un perdigiorno. Perché il format del posto fisso è entrare e uscire da casa a orari prestabiliti. Invece chi non ha un posto sicuro, e tutti giorni deve procurarsi il lavoro, ha tempi morti, in surplace, che può dedicare ad altri piaceri e interessi non coincidenti con il lavoro, anche se lavoro e tempo libero, spesso, coincidono. Senza orari può capitare di lavorare di continuo, sabato, domenica e feste comandate comprese; ma è un lavoro, un modo di lavorare scelto,  voluto e quindi non pesa. Vero, molto lavoro non fisso è disperazione, sfruttamento, 'precarietà infelice', però in un sistema che funziona, e il nostro sistema purtroppo cilecca con il ritmo buono, il merito fa la sua parte e quindi sgomitando si cerca di passare ad una condizione migliore, a un lavoro che piace di più. E' l'altra faccia degli effetti sulla fine del posto fisso, consapevoli che non tutti potranno fare il lavoro sognato da una vita, avere la sicurezza di una buona pensione, lavorare tanto e prendere molto. Ma c'è un cambio feroce di mentalità rispetto alla generazione dei nostri padri ma anche rispetto alla nostra. I giovani di oggi sono preparati a non aver il posto fisso, a sacrificarlo per avere  meno soldi in tasca ma fare un lavoro che piace. Che rende felici. Questo perché i giovani organizzano la loro vita economica in modo diverso. Non hanno il senso di proprietà – casa, mobili, macchina -, più che accumulare pensano a risparmiare, sono oculati, hanno, quindi, meno bisogni superflui, tipici gingilli dell'opulenza. Ragioniamo per tendenze, consapevoli che resiste anche l'esatto contrario. Il terreno fertile per far  convivere, senza drammi,  i giovani e un posto di lavoro non fisso esiste perché c'è una filosofia che mira a ricollocare le priorità della vita secondo  un ordine di valori più evoluto. Sta allo Stato, al sindacato e alle imprese cogliere il cambiamento.

Blog di: 
Maurizio Guandalini
Ultimi articoli da questo blog

Editoriale del 13 novembre 2018 su Metro-Quotidiano

 

Maurizio Guandalini

Editoriale del 12 novembre su Metro-quotidiano

di Maurizio Guandalini

Editoriale del 9 novembre 2018 su Metro-Quotidiano

di Maurizio Guandalini